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Calcio

Calcio, perché Israele resta in FIFA e UEFA, mentre la Russia è stata esclusa?

Il doppio standard rispetto alla Russia tra pressioni politiche, indagini legali e decisioni rinviate

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Bandiere di Israele e Palestina

L’interrogativo è al centro del dibattito internazionale: se la strage di Gaza ha aperto una ferita profonda nella coscienza pubblica, perché l’esclusione Israele FIFA e UEFA non è arrivata, a differenza della sospensione alla Russia nel 2022? La risposta intreccia statuti e governance, consenso politico fra federazioni, pressione di sponsor e broadcaster, oltre a delicate valutazioni sulla sicurezza delle competizioni.

Cosa accadde alla Russia nel 2022: decisione rapida e consenso trasversale

Nel febbraio 2022 FIFA e UEFA annunciarono la sospensione di tutte le squadre russe dalle competizioni internazionali. Una mossa rapida, sostenuta da un consenso politico e sportivo quasi unanime, con diverse federazioni che si dissero indisponibili a scendere in campo contro la Russia. Il quadro, rafforzato dalle decisioni arbitrali in sede sportiva, rese politicamente e operativamente percorribile la sanzione.

Il dossier Israele 2023–2025: richieste di sanzioni, rinvii e campo neutro

Dopo il 7 ottobre 2023 e l’offensiva su Gaza, la Federcalcio palestinese ha chiesto più volte la sospensione dell’Israeli Football Association. L’esclusione di Israele da FIFA e UEFA, però, non si è concretizzata: la FIFA ha optato per pareri legali e istruttorie, mentre la UEFA ha vietato la disputa di gare in Israele per ragioni di sicurezza, obbligando nazionale e club a utilizzare stadi neutrali. Non si è compattato, tuttavia, quel fronte ampio e immediato che nel 2022 accelerò la scelta contro la Russia.

Statuti e diritti: cosa prevedono e dove si inceppa il meccanismo

Gli statuti FIFA richiamano il rispetto dei diritti umani e consentono misure disciplinari contro associazioni o club in violazione dei principi fondamentali. Nel caso di Israele, dossier legali e segnalazioni su temi sensibili (tra cui la partecipazione di club collegati agli insediamenti in territori occupati) sono stati presi in esame, senza che finora si arrivasse a una sanzione. Il fattore dirimente resta il consenso politico-sportivo: senza una maggioranza ampia tra federazioni e stakeholder, i vertici tendono a percorrere la strada dei rinvii e delle verifiche, più che quella dell’esclusione.

Perché la Russia sì e Israele no: i fattori chiave

Consenso e pressione: nel 2022 esisteva un fronte larghissimo di governi, federazioni e sponsor; sul dossier Israele il fronte è frammentato. Procedura e tempi: la FIFA ha privilegiato pareri e indagini, rinviando decisioni sostanziali. Linea UEFA: stop alle partite in Israele per motivi di sicurezza, ma nessuna esclusione formale. Boicottaggi: non si è manifestata una catena diffusa di rifiuti a giocare contro squadre israeliane, elemento che nel 2022 pesò molto contro la Russia.

Scenario attuale e prospettive

Al momento Israele resta nelle competizioni UEFA e FIFA, con l’obbligo di disputare partite in sedi neutrali finché perdurano condizioni di rischio. Sul tavolo restano le richieste di sanzioni, le istruttorie legali e un dibattito pubblico alimentato dalla gravità degli eventi a Gaza. La traiettoria dipenderà dall’evoluzione politica e dalla capacità — o meno — delle federazioni di costruire un consenso effettivo attorno a un’eventuale esclusione Israele FIFA e UEFA.

Nato a Nocera Inferiore il 10 febbraio 1994, è fotoreporter e giornalista nel settore dell'informazione sportiva. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione nel 2016 presso l'Università degli Studi di Salerno, e nel 2018 in Corporate Communication e Media nello stesso ateneo. Passionale, creativo, amante della comunicazione face-to-face, è da sempre patito di calcio, del quale è affascinato in ogni sua sfaccettatura. Ha praticato la pallacanestro a livello agonistico per diversi anni. Tra i suoi hobby non si possono tralasciare la musica, la fotografia e la cucina.

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