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Carburanti, il 2026 tra calo del petrolio e riallineamento delle accise
Prezzi di benzina e diesel attesi in lieve discesa, ma la nuova tassazione sul gasolio limiterà i benefici per i consumatori italiani
I prezzi di benzina e diesel diminuiranno nel 2026? Secondo un’analisi di Goldman Sachs, il 2026 potrebbe segnare un calo dei costi alla pompa grazie a un aumento della produzione petrolifera. Allo stesso tempo, però, l’Italia dovrà fare i conti con il riallineamento delle accise richiesto dall’Unione Europea. Due forze opposte che definiranno il prezzo finale dei carburanti.
Il quadro internazionale: produzione in aumento, prezzi in calo
Goldman Sachs ha confermato le previsioni per il 2025, ma ha aggiornato al ribasso quelle per il 2026. Il Brent potrebbe stabilizzarsi intorno ai 56 dollari al barile e il WTI sui 52 dollari. La ragione è legata soprattutto alla scelta dell’OPEC+ di aumentare gradualmente la produzione, dopo anni di tagli volti a sostenere i prezzi.
Gli Stati Uniti, dal canto loro, continuano a investire in nuove tecnologie estrattive, mentre la domanda globale, pur in crescita, non avanza più ai ritmi del post-pandemia. L’adozione delle auto elettriche e il rallentamento di alcune economie emergenti spingono verso un equilibrio che favorisce l’offerta.
Il risultato è una prospettiva di surplus petrolifero nel 2026, stimato in circa 1,9 mb/d. Uno scenario che dovrebbe esercitare una pressione al ribasso sul greggio e, di riflesso, sul costo industriale di benzina e diesel.
Accise carburanti 2026: il piano dell’Italia
Sul fronte interno il Governo ha previsto l’allineamento graduale delle accise tra benzina e gasolio con entrata in vigore dal 1° gennaio 2026. Attualmente le accise ammontano a 0,728 euro/litro per la benzina e 0,617 euro/litro per il gasolio. La manovra prevede un rialzo di 1-2 centesimi l’anno sull’aliquota del diesel, fino a raggiungere quota 0,673 euro/litro entro il 2030.
Secondo stime diffuse a livello nazionale, un aumento di 1 centesimo comporterebbe una maggiore spesa complessiva per gli automobilisti con vetture a gasolio nell’ordine di centinaia di milioni l’anno, raddoppiando in caso di incremento di 2 centesimi. Le risorse verrebbero destinate al trasporto pubblico locale, in linea con l’obiettivo UE di ridurre i “sussidi ambientalmente dannosi”.
Prezzo finale: tra calo del petrolio e rialzo delle tasse
Il prezzo alla pompa è la somma di tre componenti: costo della materia prima (greggio), costi industriali di raffinazione e distribuzione, e fiscalità (accise e IVA), che in Italia pesa storicamente per oltre il 50%.
Se il Brent si stabilizzasse intorno ai 56 dollari al barile nel 2026, il costo industriale di benzina e diesel scenderebbe. Tuttavia, il riallineamento delle accise sul gasolio limerebbe parte del beneficio per i consumatori, determinando un effetto netto più contenuto rispetto a quanto suggerito dal solo andamento del petrolio.
I rischi di instabilità: cosa aspettarci dal prossimo anno
Le previsioni restano sensibili a variabili esterne. Conflitti in Medio Oriente, tensioni tra grandi produttori, shock logistici o una domanda più robusta del previsto potrebbero ridurre l’offerta e spingere nuovamente i prezzi al rialzo. Anche la velocità con cui l’OPEC+ rimetterà sul mercato barili “tagliati” sarà decisiva per l’equilibrio domanda-offerta.
Il 2026 appare come un anno di transizione. A livello internazionale, l’offerta abbondante dovrebbe alleggerire il costo del greggio e i listini all’ingrosso. In Italia, l’avvio del riallineamento delle accise sul gasolio agirà in senso opposto. Il risultato più probabile è una lieve riduzione dei prezzi alla pompa rispetto ai picchi degli ultimi anni, ma meno ampia di quanto indicherebbe il solo calo del petrolio.
