Salute
Portali sanitari regionali, quanto sono usabili per chi ha disabilità?
Accessibilità digitale e diritto alla salute: tra leggi poco applicate, portali inaccessibili e disuguaglianze invisibili, un viaggio nel labirinto dei servizi online
Accedere ai servizi sanitari online, oggi, è spesso una necessità imprescindibile. Prenotazioni, fascicoli elettronici, consultazioni mediche, scelte del medico di base: tutto passa ormai dai portali digitali regionali. Ma cosa succede quando a cercare questi servizi è una persona con disabilità visiva, motoria o cognitiva? L’esperienza d’uso cambia radicalmente. E non in meglio. L’accessibilità dei siti delle Regioni italiane, dal punto di vista tecnico e funzionale, lascia ancora molto a desiderare. Eppure dovrebbe essere un diritto garantito. Non solo per legge, ma anche per semplice rispetto.
Accessibilità digitale e diritto alla salute: una questione di equità
Usare un portale sanitario regionale non dovrebbe essere un ostacolo. E invece, per chi ha disabilità visive, cognitive o motorie, spesso lo è. Pulsanti non etichettati, moduli difficili da compilare, strutture di pagina confuse, assenza di alternative testuali per contenuti visivi o audio: questi sono solo alcuni dei problemi che si riscontrano ogni giorno. Il risultato? Un’esclusione silenziosa, ma costante, di una parte della popolazione che dovrebbe avere accesso facilitato, e non ostacolato, ai servizi fondamentali per la propria salute.
Secondo le normative italiane, e in particolare la cosiddetta Legge Stanca (Legge n. 4/2004), tutti i siti della Pubblica Amministrazione devono essere fruibili anche da utenti con disabilità. Questo vale in particolare per quelli che offrono servizi essenziali, come appunto i portali sanitari. Ma la realtà è ben diversa dalla teoria: la mancanza di audit costanti, la scarsa formazione dei tecnici e l’assenza di una reale cultura dell’inclusività digitale rendono questa legge spesso poco applicata.
In questo scenario si inserisce il lavoro di realtà come okACCEDO, la prima in Italia a proporre soluzioni tecnologiche proprietarie per l’accessibilità digitale. Un aspetto fondamentale del loro operato è quello di aiutare enti e organizzazioni a redigere una dichiarazione di accessibilità, uno strumento obbligatorio che ha lo scopo di certificare il grado di usabilità di un sito per le persone con disabilità. La dichiarazione di accessibilità non è solo un adempimento formale, ma un passo concreto verso la trasparenza e il miglioramento continuo. Eppure, su molti portali regionali, o manca del tutto o è scritta in modo incomprensibile.
Le Regioni italiane e i loro portali sanitari: una mappa a macchie di leopardo
Difficile trovare una Regione che abbia davvero centrato l’obiettivo di offrire un sito sanitario usabile da tutti. I punteggi di accessibilità dei portali cambiano da territorio a territorio, ma anche all’interno dello stesso sito, tra sezioni diverse. Alcune Regioni si sono dotate di strumenti più avanzati, con contrasto visivo regolabile, navigazione da tastiera, testi ingrandibili e lettori automatici. Ma in molte altre, ancora oggi, le barriere sono evidenti.
Chi utilizza lettori di schermo si trova spesso bloccato già in homepage, a causa di menù non riconoscibili. Gli utenti con difficoltà motorie, che navigano con tastiera o strumenti alternativi, incontrano problemi nei moduli di prenotazione o nei sistemi di autenticazione. E per le persone con disabilità cognitive, la mancanza di un linguaggio chiaro e la presenza di contenuti troppo tecnici o disordinati rende difficile, se non impossibile, concludere una semplice procedura.
A peggiorare la situazione c’è anche l’integrazione con piattaforme esterne. Molti portali regionali si appoggiano a sistemi come SPID, CIE o app per smartphone, che non sempre sono accessibili. Questo crea un ulteriore ostacolo per chi, ad esempio, non riesce a gestire l’autenticazione a due fattori o ha difficoltà a scaricare e utilizzare app mobili.
Oltre la legge: rendere i servizi sanitari davvero per tutti
Parlare di accessibilità digitale nel contesto della sanità significa toccare un punto nevralgico: il diritto alla cura e all’autonomia. Se una persona con disabilità deve ricorrere all’aiuto di altri per gestire la propria salute, stiamo violando un principio fondamentale. Eppure, sembra che questo aspetto venga ancora sottovalutato. L’accessibilità non è una funzionalità da aggiungere in un secondo momento: deve essere progettata fin dall’inizio.
Ciò che serve è una trasformazione culturale, oltre che tecnica. I portali regionali dovrebbero essere testati da persone con disabilità durante lo sviluppo, non solo valutati a posteriori. I contenuti dovrebbero essere scritti in linguaggio semplice, evitando termini burocratici. Le interfacce andrebbero pensate per essere intuitive, lineari, guidate. E i team digitali delle PA dovrebbero ricevere una formazione specifica sull’usabilità inclusiva.
Rendere un sito accessibile non è solo una questione tecnica: è un atto politico, sociale ed etico. E proprio per questo non può essere relegato a un adempimento burocratico. Le Regioni hanno la responsabilità – e l’opportunità – di dimostrare che il digitale può davvero diventare uno strumento di equità. Se fatto bene, un portale sanitario accessibile può migliorare non solo l’esperienza delle persone con disabilità, ma di tutti gli utenti. Perché un sito chiaro, ben organizzato e facile da usare è un vantaggio per ogni cittadino.
Il futuro dell’accessibilità sanitaria passa dalla consapevolezza
C’è ancora molta strada da fare, ma qualcosa si sta muovendo. Le associazioni che rappresentano le persone con disabilità stanno diventando più attive nel monitoraggio e nella denuncia delle barriere digitali. Alcune Regioni hanno avviato progetti pilota per migliorare l’accessibilità dei loro portali. E grazie al lavoro di realtà specializzate, la qualità dell’informazione e della progettazione sta lentamente crescendo.
Ma questo non basta se gli utenti non vengono ascoltati. Le segnalazioni ricevute dai cittadini devono essere prese sul serio. E la trasparenza sugli interventi effettuati – o mancati – dovrebbe essere costante. Servono piani di miglioramento annuali, test di usabilità reali e pubblicazione di report accessibili a tutti.
La domanda da porsi, quindi, non è solo “i portali sanitari regionali sono accessibili?”, ma “quanto impegno c’è davvero nel volerli rendere tali?”. È da questa risposta che dipende la credibilità delle istituzioni. E la fiducia di milioni di cittadini che, ogni giorno, cercano qualcosa di semplice: prendersi cura della propria salute senza ostacoli.
