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Bustine monodose nei locali, il divieto non scatta nel 2026: il regolamento UE

La normativa europea sugli imballaggi introduce in realtà una transizione graduale: nuove regole sui materiali dal 2026 e stop definitivo alle monoporzioni dal 2030

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Patatine Fritte Ketchup Maionese

Negli ultimi mesi si è diffusa una convinzione errata: dal 2026 le bustine monodose di ketchup, maionese e zucchero spariranno dai tavoli di bar e ristoranti. Una notizia rimbalzata su più testate che, però, non trova riscontro nel testo del regolamento UE sugli imballaggi.

La realtà è più articolata. Il divieto delle bustine monodose non scatterà nel 2026, ma dal 1° gennaio 2030. Il 2026 resta comunque un anno chiave, perché segna l’inizio operativo di una transizione che porterà, gradualmente, all’addio alla plastica monouso nel settore della ristorazione.

In breve: cosa prevede davvero il regolamento UE

  • Le bustine non sono vietate nel 2026
  • Il divieto nei ristoranti scatterà dal 1° gennaio 2030
  • Dal 2026 entrano in vigore nuovi obblighi su materiali e PFAS
  • Asporto, delivery e strutture sanitarie restano esclusi dal divieto

Regolamento UE imballaggi 2026: perché si parla di questa data

Il nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR) è entrato formalmente in vigore nel 2025, ma la sua applicazione generale è prevista dopo 18 mesi, quindi nell’estate del 2026.

Questa distinzione ha generato confusione. L’entrata in applicazione del regolamento non coincide automaticamente con l’entrata in vigore di tutti i divieti. Il legislatore europeo ha infatti previsto scadenze differenziate, più lunghe per le misure considerate più impattanti sul piano economico e organizzativo.

Bustine ketchup e maionese vietate: quando scatterà davvero il divieto

Il riferimento normativo centrale è l’Articolo 22, in combinato disposto con l’Allegato V del regolamento.

Qui viene stabilito che dal 1° gennaio 2030 sarà vietato immettere sul mercato imballaggi in plastica monouso nel settore HORECA (hotel, ristoranti, bar e catering) per salse e condimenti monodose come ketchup, maionese, senape e olio, oltre a zucchero, dolcificanti, conserve e creme alimentari.

L’obiettivo è ridurre la produzione di micro-rifiuti plastici, difficili da riciclare e tra i più dispersi nell’ambiente.

Le eccezioni al divieto: dove le bustine resteranno

Il regolamento chiarisce che il divieto non è assoluto. Le bustine monodose continueranno a essere consentite per l’asporto e il delivery, inclusi i servizi di consegna a domicilio, e negli ospedali e nelle strutture sanitarie, dove il monodose è necessario per motivi igienici e clinici.

Nei ristoranti e nei bar, invece, le bustine dovranno essere sostituite da dispenser ricaricabili o contenitori condivisi.

Cosa cambia davvero dal 2026: il nodo PFAS

Se il 2026 non è l’anno del divieto delle bustine, è comunque una data cruciale. Da quel momento scatterà il divieto di immettere sul mercato imballaggi a contatto con alimenti che contengano PFAS oltre determinate soglie.

I PFAS sono sostanze perfluoroalchiliche utilizzate per rendere carta e plastica resistenti a grassi e liquidi. Sono noti come “inquinanti eterni”, perché persistono nell’ambiente e negli organismi umani.

Dal 2026 le bustine dovranno essere realizzate con materiali privi di PFAS, molti imballaggi oggi in commercio diventeranno non conformi e i costi di produzione aumenteranno, accelerando l’uscita dal mercato delle monodose in plastica.

Perché il 2026 segna l’inizio del conto alla rovescia

Dal punto di vista industriale, il 2026 rappresenta l’avvio di una fase di disinvestimento programmato. Sapendo che dal 2030 le bustine saranno vietate nei ristoranti, le aziende inizieranno a non rinnovare i macchinari dedicati al monodose e a investire in sistemi ricaricabili.

Non solo salse: tutti i divieti previsti dal 2030

Il regolamento UE sugli imballaggi non riguarda solo ketchup e maionese. Dal 1° gennaio 2030 scatteranno anche altri divieti rilevanti: stop ai mini-shampoo monouso negli hotel, divieto di plastica per confezioni di frutta e verdura fresca sotto 1,5 kg e addio a piatti, tazze e bicchieri monouso in plastica per il consumo sul posto.

L’Unione europea punta a ridurre i rifiuti di imballaggio del 5% entro il 2030 e del 15% entro il 2040, rispetto ai livelli del 2018.

Cosa troveremo al posto delle bustine

Nei prossimi anni bar e ristoranti dovranno orientarsi verso dispenser ricaricabili, contenitori riutilizzabili e materiali alternativi alla plastica, purché realmente riciclabili.

Entro il 2028, inoltre, i clienti dovranno poter acquistare cibo e bevande da asporto anche in contenitori riutilizzabili, senza costi aggiuntivi.

Bustine ketchup e maionese vietate: domande frequenti

Le bustine saranno vietate nel 2026?
No. Nel 2026 cambiano i materiali e scatta il divieto sui PFAS, ma il bando nei ristoranti è previsto dal 2030.

Nel delivery le bustine spariranno?
No. Asporto e consegna a domicilio restano esclusi dal divieto.

I dispenser sono obbligatori per legge?
Non esplicitamente, ma rappresentano la soluzione principale prevista dal regolamento.

Nato a Nocera Inferiore il 10 febbraio 1994, è fotoreporter e giornalista nel settore dell'informazione sportiva. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione nel 2016 presso l'Università degli Studi di Salerno, e nel 2018 in Corporate Communication e Media nello stesso ateneo. Passionale, creativo, amante della comunicazione face-to-face, è da sempre patito di calcio, del quale è affascinato in ogni sua sfaccettatura. Ha praticato la pallacanestro a livello agonistico per diversi anni. Tra i suoi hobby non si possono tralasciare la musica, la fotografia e la cucina.

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