Seguici sui social

Eventi

Concistoro 2026, Leone XIV ha riunito i cardinali dopo il Giubileo

Due giorni di confronto in Vaticano tra riforme, collegialità e liturgia, con la questione della messa in latino al centro del dibattito iniziale del pontificato

Pubblicato

il

Papa Leone XIV

A quasi otto mesi dall’elezione di Robert Francis Prevost al soglio di Pietro, Papa Leone XIV convoca in Vaticano il suo primo Concistoro straordinario, tra mercoledì 7 e giovedì 8 gennaio 2026. Due giornate di confronto e preghiera che arrivano subito dopo la conclusione del Giubileo della Speranza, terminato il 6 gennaio, solennità dell’Epifania, con la chiusura della Porta Santa nella Basilica di San Pietro.

L’appuntamento, come chiarisce una nota della Sala Stampa della Santa Sede, è caratterizzato da “momenti di comunione e di fraternità” e da tempi dedicati alla riflessione, alla condivisione e alla preghiera, con l’obiettivo di “favorire un discernimento comune” e offrire sostegno e consiglio al Pontefice nell’esercizio del governo della Chiesa universale.

Perché Leone XIV convoca un concistoro straordinario

La scelta di tornare a consultare in maniera regolare il Collegio cardinalizio era stata una delle indicazioni emerse nelle Congregazioni generali che avevano preceduto il Conclave. In quelle riunioni, infatti, era stato sottolineato come negli anni del pontificato di Francesco la consultazione sistematica del Collegio fosse avvenuta più di rado, e si era auspicato un recupero di quella dimensione collegiale.

Leone XIV ha raccolto quel segnale e, all’indomani della chiusura dell’Anno Santo, ha voluto riunire a Roma i porporati del mondo, trasformando questo primo Concistoro straordinario in uno snodo per l’avvio del suo pontificato: un’occasione per misurare sensibilità e priorità, confrontarsi sulle urgenze della Chiesa e fare il punto in vista delle decisioni che dovranno essere assunte, comprese quelle su Curia e diocesi.

Che cos’è un concistoro “straordinario”

Il concistoro è l’assemblea con cui il Pontefice convoca i cardinali per consultarli su temi di governo e di indirizzo ecclesiale. Il diritto canonico distingue tra concistori ordinari e straordinari: il secondo viene celebrato quando la materia è considerata di maggiore importanza e la convocazione tende a coinvolgere più ampiamente il Collegio cardinalizio, chiamato a offrire il proprio contributo di discernimento e valutazione.

Non è un “parlamento” con votazioni politiche né una semplice cerimonia protocollare. È, piuttosto, uno strumento di consiglio al Papa, che resta il titolare di ogni decisione. Proprio per questo, quando è definito “straordinario”, indica un’esigenza di confronto più intenso e strutturato attorno a un tema o a un insieme di questioni ritenute decisive in quel momento storico.

Il Collegio cardinalizio nel 2026: numeri, elettori e provenienza

Sulla carta sono chiamati a Roma 245 porporati: tante sono oggi le “berrette” del Collegio. I cardinali elettori, cioè quelli con meno di 80 anni e quindi con diritto di voto in un eventuale Conclave, sono 122; i non elettori 123.

Dal 5 gennaio 2026, con il compimento degli 80 anni del cardinale Mario Zenari, nunzio apostolico in Siria, i cardinali non elettori superano numericamente gli elettori per la prima volta nella storia della Chiesa. Quanto alla provenienza geografica, il Collegio conta 110 cardinali dall’Europa, 37 dall’Asia, 38 dall’America Latina, 28 dall’Africa, 27 dal Nord America e 4 dall’Oceania: un dato che restituisce, in modo plastico, il profilo globale della Chiesa cattolica.

Programma del Concistoro 2026: date, orari e luoghi

I lavori del Concistoro straordinario 2026 si svolgono tra l’Aula Nuova del Sinodo e l’Aula Paolo VI. Mercoledì 7 gennaio l’avvio è previsto nel pomeriggio: al mattino, infatti, il Papa terrà la consueta udienza generale nell’Aula Paolo VI. Il Concistoro si aprirà con il saluto del cardinale decano Giovanni Battista Re, seguito dall’intervento introduttivo di Leone XIV e da una prima sessione fino al tardo pomeriggio, con alternanza di lavori di gruppo e momenti assembleari.

Giovedì 8 gennaio la giornata comincerà alle 7.30 con la Messa concelebrata nella Basilica di San Pietro, all’Altare della Cattedra. Quindi la ripresa dei lavori in Aula fino alla tarda mattinata, con pranzo condiviso con il Pontefice e, nel pomeriggio, l’ultima sessione fino alle 19, con la conclusione affidata alle parole finali del Papa e al Te Deum.

I temi in agenda: evangelizzazione, sinodalità, Curia e riforme

I temi possono essere ricavati dall’agenda dei primi mesi di ministero petrino di Leone XIV. Al centro c’è l’annuncio del Vangelo e l’esigenza di un rinnovato slancio missionario. Nella Messa di inizio pontificato, Prevost aveva indicato come “impegno irrinunciabile” per chi esercita un ministero di autorità quello di “sparire perché rimanga Cristo”, farsi piccoli perché Lui sia conosciuto e glorificato, spendendosi fino in fondo affinché a nessuno manchi l’opportunità di conoscerlo e amarlo.

Incontro dopo incontro, Leone XIV ha richiamato anche la necessità di porre Gesù Cristo al centro e, sulla strada indicata da Evangelii gaudium, aiutare le persone a vivere una relazione personale con Lui, riscoprendo la gioia del Vangelo. Accanto alla missionarietà, un’altra priorità ricorrente è l’unità della Chiesa: da qui il legame tra collegialità e sinodalità, intesa come esercizio di comunione, e l’attenzione al Sinodo dei vescovi secondo i lineamenti di Paolo VI, considerato strumento di supporto al Papa.

Tra gli argomenti di rilievo c’è anche l’esigenza, segnalata già nelle Congregazioni generali, di completare il percorso di riforma della Curia Romana avviato da Francesco con la costituzione apostolica Praedicate Evangelium, che definisce il servizio delle strutture vaticane alla Chiesa e al mondo e ridefinisce il rapporto tra centro e Chiese particolari.

“Messa in latino” e rito preconciliare: la vexata quaestio torna al centro

Una delle questioni che promettono di pesare di più nel dibattito è quella liturgica, con particolare riferimento alla celebrazione secondo il rito preconciliare, spesso sintetizzata mediaticamente come “messa in latino”. È una vexata quaestio che ha segnato e diviso il mondo cattolico durante il pontificato di papa Francesco e che, secondo quanto riferito, sarà tra i temi più discussi del Concistoro straordinario.

Leone XIV ha già auspicato che si investa sulla formazione liturgica e, incontrando il Pontificio Istituto Sant’Anselmo, ha chiesto che la liturgia sia “attenta alle diverse sensibilità” nella piena fedeltà alla tradizione liturgica, ma anche alla riforma voluta dal Concilio Vaticano II. In un richiamo esplicito al Vaticano II, il Papa ha ricordato come il Concilio abbia avviato un’importante riforma liturgica, mettendo al centro il mistero della salvezza e la partecipazione attiva e consapevole di tutto il Popolo di Dio, nel solco di una Chiesa chiamata al dialogo e alla corresponsabilità.

Le bussole indicate restano quelle della Sacrosanctum Concilium: “sana tradizione” e “legittimo progresso”. È su questo equilibrio che si giocherà una parte significativa del confronto, anche perché il tema liturgico, più di altri, tende a diventare identitario e polarizzante. Il Concistoro, in questo senso, può rappresentare un passaggio utile a riportare il dibattito dentro una cornice di comunione e discernimento.

Nuovi cardinali: cosa aspettarsi e cosa sappiamo finora

Nel lessico mediatico, “concistoro” viene spesso associato automaticamente alla creazione di nuovi cardinali. In questo caso, però, il Concistoro straordinario del 7-8 gennaio 2026 nasce anzitutto come momento di consultazione collegiale sui temi di governo e indirizzo ecclesiale. Al momento non emerge, dalle informazioni disponibili, una lista ufficiale di nuove nomine cardinalizie legate a queste due giornate.

Ciò non toglie che il confronto possa incidere indirettamente sulle prossime scelte del Papa, a partire dalle nomine nella Curia Romana e nelle diocesi del mondo, comprese quelle italiane: nella Penisola, infatti, non si sono ancora registrate nuove nomine episcopali dall’inizio del pontificato di Leone XIV.

Perché questo Concistoro può segnare l’inizio di una fase nuova

La struttura stessa dell’appuntamento – con lavori di gruppo, relazioni e interventi liberi – segnala la volontà di un confronto reale e non puramente formale. È un modo per “misurare il sentire” del Collegio e, allo stesso tempo, per costruire una comunione operativa attorno alle priorità del pontificato: evangelizzazione, unità, sinodalità, riforme della Curia e liturgia.

In questo quadro, il Concistoro 2026 si presenta come un punto di snodo per comprendere lo stile di governo di Leone XIV e la direzione che intende imprimere alla Chiesa universale: non un passaggio cerimoniale, ma un momento di discernimento che può incidere, da subito, sulle scelte concrete dei prossimi mesi.

Nato a Nocera Inferiore il 10 febbraio 1994, è fotoreporter e giornalista nel settore dell'informazione sportiva. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione nel 2016 presso l'Università degli Studi di Salerno, e nel 2018 in Corporate Communication e Media nello stesso ateneo. Passionale, creativo, amante della comunicazione face-to-face, è da sempre patito di calcio, del quale è affascinato in ogni sua sfaccettatura. Ha praticato la pallacanestro a livello agonistico per diversi anni. Tra i suoi hobby non si possono tralasciare la musica, la fotografia e la cucina.

Zetanews.it è una testata giornalistica on-line. Registrazione del Tribunale di Nocera Inferiore n° 9/2019 dell' 11 dicembre 2019 RC 19/1808 - Editore: Hammer Style, con sede in Nocera Inferiore (SA), via Guido Cucci, 6 - P. IVA 06165440659. [email protected] - © Riproduzione Riservata – Ne è consentita esclusivamente una riproduzione parziale con citazione della fonte corretta www.zetanews.it

error: Contenuto protetto!