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Cultura

Culture globali e mondi digitali: come le tradizioni plasmano i giochi online

Un percorso attraverso simboli, narrazioni e identità che raccontano come l’immaginario delle diverse società si rifletta nelle esperienze virtuali contemporanee

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Joystick per gaming

Nel giro di pochi decenni i giochi online sono passati dall’essere un hobby di nicchia a una delle forme di intrattenimento più diffuse al mondo. Non sono solo un passatempo: sono prodotti culturali che assorbono miti, estetiche, narrazioni e valori delle società che li creano. Una recente rassegna di studi sul tema sottolinea come i videogiochi siano ormai riconosciuti come veri e propri strumenti di trasmissione culturale, capaci di veicolare simboli, identità e immaginari collettivi ben oltre i confini nazionali.

Nel contesto specifico dei giochi online – dai MMORPG ai giochi competitivi, fino alle piattaforme ibride che ospitano prodotti di ogni genere – questo intreccio è particolarmente evidente: accedendo alla stessa lobby possono incontrarsi mitologie cinesi, folklore norreno, estetiche messicane, anime giapponesi, supereroi americani e molto altro ancora.

Di seguito vediamo alcune delle principali culture che hanno influenzato il mondo dei giochi online, e come queste influenze continuino a evolversi oggi.

Giappone: tra folklore, anime e mondi persistenti

La cultura giapponese ha lasciato un’impronta fortissima anche sul modo in cui pensiamo ai giochi online. Studi sulla ricezione dei videogiochi giapponesi mostrano come, agli occhi del pubblico globale, essi siano spesso percepiti come “tipicamente giapponesi”: colorati, stilizzati, popolati da personaggi kawaii, ma anche profondamente legati a miti e leggende.

Nei JRPG online e nei grandi titoli multiplayer emergono costantemente riferimenti allo Shinto, al Buddhismo e al folklore: yokai, spiriti della natura, demoni e creature ibride entrano nel design di mostri, boss, ambientazioni. Diversi ricercatori hanno messo in luce come molti giochi attingano a un repertorio mitico “ibridato”, dove divinità e mostri di tradizioni diverse vengono reinterpretati in chiave giapponese e poi rilanciati a un pubblico globale.

Anche l’estetica anime, dai giochi MMO e MMORPG ai giochi di carte digitali, è diventata un linguaggio visivo condiviso, imitato in tutto il mondo: occhi grandi, palette accese, iconografie scolastiche e urbane che raccontano un Giappone al tempo stesso reale e idealizzato.

Stati Uniti ed Europa: fantasy epico e cultura pop occidentale

La tradizione occidentale ha influenzato soprattutto due grandi filoni dei giochi online: il fantasy epico e l’azione “cinematografica”. Da una parte ci sono mondi che derivano in modo più o meno diretto da Tolkien, da Dungeons & Dragons e dalla mitologia greco-romana; dall’altra l’immaginario hollywoodiano di supereroi, soldati d’élite e antieroi metropolitani.

Un titolo emblematico di questo approccio “enciclopedico” ai miti è Age of Mythology, che ha mescolato divinità e pantheon greci, norreni, egizi e poi anche cinesi in scenari competitivi e cooperativi, anticipando la tendenza dei giochi online a fare da crocevia di mitologie globali.

Nei giochi online occidentali si riflettono inoltre valori come l’individualismo eroico, il progresso tecnologico, la frontiera (spesso trasferita nello spazio o in mondi post-apocalittici) e, più di recente, una maggiore attenzione alla rappresentazione di diversità etniche e di genere.

Nord Europa: il fascino del mito norreno

Negli ultimi anni il mito norreno è diventato una delle fonti di ispirazione più riconoscibili nei giochi online e nei titoli live-service, dagli action co-op ai giochi di ruolo condivisi. Figure come Odino, Thor, le Valchirie o il serpente del mondo sono ormai familiari anche a chi non ha mai letto un’“Edda” in vita sua.

Queste opere spesso oscillano tra fedeltà alle saghe originali e reinterpretazioni molto libere: il Valhalla può diventare un’arena PvP, le rune un sistema di abilità, l’albero Yggdrasil una mappa di progressione. Questo processo, spesso definito “ricostruzione del mito”, è un esempio di come i giochi online possano allo stesso tempo preservare e trasformare una tradizione culturale.

Cina: wuxia, xianxia e il nuovo protagonismo globale

L’ascesa degli sviluppatori cinesi ha portato in primo piano un altro immaginario: quello del wuxia (cavalieri erranti, arti marziali, codici d’onore) e dello xianxia (coltivatori spirituali, ascese immortali, demoni e spiriti). Cataloghi e articoli dedicati ai titoli basati sulla mitologia cinese evidenziano la crescita di questo filone, tra serie storiche come Chinese Paladin e nuove produzioni ad alto budget.

Il caso di Black Myth: Wukong, action-RPG ispirato al Viaggio in Occidente e al Re Scimmia, è stato interpretato come una svolta: un grande successo internazionale che ha mostrato come un gioco fortemente radicato nella tradizione cinese possa comunque parlare a un pubblico globale. Il seguito, Black Myth: Zhong Kui, dedicato al leggendario cacciatore di demoni, conferma la volontà di esplorare in profondità il patrimonio mitologico cinese.

Allo stesso modo, titoli open world come Where Winds Meet, ambientato nella Cina del X secolo e presentato come un grande ARPG wuxia, portano online arti marziali tradizionali, filosofie legate a equilibrio e armonia, e una ricostruzione storica pensata anche per un pubblico internazionale.

Quest’ondata di giochi dimostra come i mondi online possano diventare “vetrine” di culture spesso poco rappresentate nell’intrattenimento mainstream occidentale.

Corea del Sud: PC bang, socialità e cultura eSport

Nessun altro Paese ha avuto sull’evoluzione dei giochi online un impatto paragonabile a quello della Corea del Sud. Lì l’ascesa di titoli competitivi online è stata favorita dallo sviluppo capillare della banda larga e dalla nascita dei PC bang, sale dedicate al gioco in rete che sono diventate spazi sociali centrali.

Studi sulla storia degli eSport mostrano come StarCraft e, in seguito, League of Legends abbiano trasformato il gioco online in un vero sport mediatico: campionati trasmessi in TV, stadi dedicati, squadre professionistiche sponsorizzate da grandi aziende, federazioni riconosciute dallo Stato.

Questa cultura ha influenzato il design di moltissimi giochi online nel mondo: interfacce pensate per lo spettacolo, modalità spettatore integrate, ranking competitivi, stagioni e leghe che ricalcano gli sport tradizionali. Giocare online, in questo contesto, significa anche partecipare a una comunità nazionale e globale allo stesso tempo.

Messico: colori, calaveras e Día de los Muertos

La cultura messicana ha conquistato uno spazio sempre più visibile nei giochi digitali, grazie a un patrimonio visivo immediatamente riconoscibile: colori saturi, murales, paesaggi desertici o metropolitani, musica mariachi, simbologia pre-ispanica e, soprattutto, l’estetica del Día de los Muertos. Molti titoli – dalle avventure narrative alle esperienze più leggere – hanno adottato questi elementi per costruire storie e ambientazioni dal forte impatto visivo.

Nel campo dei giochi online a tema festivo, la festa dei morti è diventata un riferimento frequente: scheletri vestiti a festa, altari con candele e fiori di cempasúchil, coriandoli e luci animano interfacce e simboli. In diversi articoli dedicati ai giochi ispirati al Día de los Muertos si evidenzia come la rappresentazione di questa ricorrenza stia passando da semplice tema “esotico” a occasione per raccontare, seppur in forma stilizzata, il rapporto messicano con la memoria, la famiglia e una visione della morte come celebrazione.

In questo contesto si collocano anche prodotti come la slot esqueleto explosivo 2, costruita attorno a un’estetica di teschi sorridenti, chitarre e cori che riprende l’immaginario iconico delle calaveras e dei mariachi scheletrici, rendendo immediatamente riconoscibile l’ispirazione messicana anche a chi si avvicina per la prima volta a questo universo visivo.

Il caso messicano mostra bene un equilibrio delicato: da un lato la possibilità di dare visibilità internazionale a simboli, musiche e tradizioni; dall’altro il rischio di ridurre una cultura complessa a pochi stereotipi colorati se mancano ricerca, rispetto e collaborazione con artisti e autori locali.

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