Cronaca
Garante della Privacy, il segretario generale Fanizza si dimette: il caso sollevato da Report
La decisione arriva dopo le tensioni interne successive alle segnalazioni della trasmissione Rai: i lavoratori chiedono chiarimenti, mentre il collegio ribadisce la propria estraneità alla vicenda
Il clima all’interno del Garante della Privacy si fa più teso. Nella serata del 20 novembre, il segretario generale dell’Autorità, Angelo Fanizza, ha rassegnato le dimissioni. La decisione arriva dopo giorni segnati da discussioni interne e dall’attenzione mediatica generata dalle ricostruzioni della trasmissione Report.
Secondo quanto riportato dal programma di Rai3, Fanizza avrebbe inviato una comunicazione interna nella quale si chiedeva ai competenti uffici informatici un’attività di verifica relativa a posta elettronica, accessi VPN e altri dati operativi del personale. L’obiettivo, sempre secondo quanto ricostruito da Report, sarebbe stato quello di individuare eventuali responsabilità nella diffusione di informazioni riservate.
Tali elementi non risultano al momento oggetto di conferme ufficiali e rappresentano quanto emerso dalle fonti giornalistiche.
Le reazioni interne e la nota del Collegio
L’episodio ha alimentato il confronto all’interno dell’Autorità. Nel corso della giornata, un’assemblea dei lavoratori ha espresso preoccupazione e chiesto chiarimenti istituzionali.
Il collegio del Garante della Privacy, con una comunicazione ufficiale, ha dichiarato la propria «totale estraneità» rispetto ai contenuti della nota attribuita a Fanizza, ricordando che eventuali accessi ai dati personali dei dipendenti devono sempre avvenire nel pieno rispetto della normativa vigente.
Il dirigente del dipartimento responsabile della sicurezza informatica, sempre secondo quanto riferito, avrebbe segnalato ai dipendenti la natura non appropriata della richiesta, favorendo un confronto interno sulla vicenda.
La nomina recente e il contesto dell’inchiesta mediatica
Fanizza, magistrato del Tar del Lazio ed esperto di diritto pubblico, era stato nominato lo scorso 10 ottobre. Il suo mandato, nelle intenzioni iniziali, sarebbe dovuto proseguire fino al luglio 2027. L’intensificarsi del dibattito interno e mediatico successivamente alla prima puntata dell’inchiesta di Report ha però reso il contesto particolarmente complesso.
Le ricostruzioni della trasmissione avevano sollevato questioni di opportunità e possibili conflitti d’interesse riguardanti alcuni componenti del collegio, sottolineando rapporti professionali o politici ritenuti rilevanti ai fini dell’inchiesta giornalistica. Anche in questo caso, si tratta di osservazioni avanzate dalla redazione di Report.
Le reazioni politiche
Il clima istituzionale ha attirato l’attenzione delle forze politiche, che hanno chiesto maggiore trasparenza. Alcuni esponenti parlamentari hanno invitato a valutare un passo indietro complessivo per garantire piena fiducia nell’Autorità.
Le dichiarazioni, provenienti in particolare da gruppi come M5S e Alleanza Verdi Sinistra, fanno riferimento a un’esigenza di chiarimento generale, senza attribuire responsabilità giudiziarie ma sollecitando una riflessione politica e istituzionale.
