Spettacolo
Jacopo Cecconi, dal giornalismo internazionale al caso Israele: chi è il cronista del Tg3
La carriera tra Firenze, Buenos Aires e la Rai, l’interesse per l’America Latina e la frase in diretta sull’Italia e Israele che ha acceso il dibattito politico
Jacopo Cecconi è un giornalista professionista con una lunga esperienza nel campo dell’informazione nazionale e internazionale. Attualmente lavora per la Rai, nella redazione di Firenze, ed è conosciuto per il suo approccio attento alle dinamiche geopolitiche e sociali, con particolare interesse per l’America Latina.
Formazione e primi passi nel giornalismo
Laureato in Scienze della Comunicazione, Cecconi ha discusso una tesi di storia comparata dedicata alla dittatura di Rafael Leónidas Trujillo in Repubblica Dominicana, un lavoro che testimonia fin da subito la sua inclinazione per le tematiche politiche e internazionali.
Il suo percorso professionale ha avuto un’importante tappa all’estero: ha lavorato presso la sede dell’ANSA di Buenos Aires, dove ha seguito da vicino le cronache e gli sviluppi politici del continente sudamericano. Questa esperienza ha contribuito a consolidare la sua conoscenza del mondo ispanoamericano, area che ha continuato a seguire anche negli anni successivi come corrispondente e autore di approfondimenti giornalistici.
Collaborazioni e attività editoriali
Nel corso della sua carriera, Cecconi ha collaborato con diverse testate italiane, tra cui Il Tirreno e il Corriere della Sera (edizione di Bologna). Ha inoltre fatto parte delle redazioni di E-Polis e D-News, giornali diretti da Antonio Cipriani.
Parallelamente all’attività giornalistica, ha curato progetti di divulgazione e storytelling. “Wishes on a Falling Star” rappresenta la sua prima esperienza come autore di documentari.
Il caso televisivo e le polemiche
Il nome di Jacopo Cecconi è salito recentemente alla ribalta delle cronache nazionali per una frase pronunciata in diretta durante il collegamento per il Tg3 da Udine, in occasione della partita di qualificazione ai Mondiali tra Italia e Israele, giocata il 14 ottobre 2025.
Mentre seguiva un corteo di protesta organizzato da associazioni e collettivi contrari allo svolgimento della partita per i massacri nella Striscia di Gaza, Cecconi ha concluso il suo collegamento dicendo: «L’Italia ha la possibilità di eliminare Israele almeno sul campo, vincendo».
La frase, pronunciata in un contesto di forte tensione internazionale, ha immediatamente scatenato critiche da parte del centrodestra. Tra le voci più dure quella del senatore Maurizio Gasparri (Forza Italia), membro della commissione di Vigilanza Rai, che ha definito le parole del giornalista “deliranti” e ha chiesto “provvedimenti immediati” da parte della dirigenza Rai.
Un profilo tra analisi e sensibilità internazionale
Al di là della recente controversia, Cecconi resta una figura con un profilo giornalistico solido e internazionale. La sua formazione umanistica, l’esperienza in America Latina e l’impegno nella narrazione di realtà complesse ne fanno un professionista che ha spesso privilegiato un giornalismo di osservazione e approfondimento.
Il caso di Udine ha tuttavia riacceso il dibattito sull’uso delle parole nel servizio pubblico e sui confini tra cronaca, commento e sensibilità personale in contesti di guerra. Una riflessione che, come spesso accade, travalica il singolo episodio e interroga l’intero sistema mediatico.
