Calcio
Calcio, Totò Di Natale senza filtri: “I genitori fuori dalle mie scuole calcio”
Dall’Udinese al no alla Juventus, fino all’esperienza personale: il messaggio dell’ex bomber sul rispetto della crescita dei ragazzi
Antonio Di Natale torna a parlare di calcio e lo fa come ha sempre vissuto questo sport: senza giri di parole. Nell’intervista concessa a Sportitalia Mercato, l’ex capitano dell’Udinese ripercorre la propria carriera, riflette sul calcio di oggi e lancia un messaggio destinato a far discutere, soprattutto nel mondo dei settori giovanili.
Di Natale non cerca frasi ad effetto, ma restituisce un’idea chiara di calcio e di vita. Un’idea costruita nel tempo, a partire da una storia professionale che resta una delle più coerenti e riconoscibili del panorama italiano.
Udinese, una scelta di cuore
Dal 2004 al 2016, Di Natale ha legato il suo nome all’Udinese come pochi altri nella storia del club: 191 gol in Serie A, due classifiche cannonieri vinte, 385 presenze complessive. Numeri che raccontano molto, ma non tutto.
Parlando del passato, l’ex attaccante chiarisce subito di non avere rimpianti: “Rimpianti? Ho sposato il progetto Udinese per dodici anni. Sono orgoglioso di quello che ho fatto: ho vinto due volte la classifica cannonieri, poi un Mondiale e un Europeo. Tutto il resto è noia”.
Un rapporto forte anche sul piano umano, costruito giorno dopo giorno: “Con la famiglia Pozzo ho sempre avuto un bellissimo rapporto, il presidente mi chiamava tutte le sere. Con Guidolin mi divertivo, è stato un grande allenatore e un riferimento per noi”.
Il sogno Scudetto e il no alla Juventus
C’è stato un momento in cui l’Udinese ha davvero accarezzato il sogno più grande. Di Natale lo ricorda senza nostalgia, ma con lucidità: “Se fosse rimasto Sanchez ci saremmo potuti giocare lo Scudetto. Eravamo troppo forti”.
Poi il capitolo che ha segnato definitivamente la sua carriera: il rifiuto alla Juventus, quando il passaggio in una big sembrava inevitabile. Di Natale spiega quella scelta con parole che oggi suonano quasi controcorrente: “Avevo comprato una scuola calcio a Udine. La parola vale più dei soldi. Ho fatto una scelta di vita”.
Una decisione presa con serenità: “Stavo bene a Udine, avevo 32 anni. Mi avevano venduto a 7-8 milioni, alla Juve mi avrebbero fatto quattro anni. Ma ero felice così”.
Calcio moderno e allenatori
Guardando al presente, nell’intervista a Sportitalia Di Natale fatica a riconoscere attaccanti con caratteristiche simili alle sue. “Insigne mi assomigliava, aveva caratteristiche simili alle mie. Negli ultimi anni facciamo fatica”.
Sulla corsa Scudetto resta prudente: “Chi lo vince? Te lo dico a marzo. Oggi dico Inter, ma occhio alla Juve”. E non manca un passaggio di grande stima per Spalletti, definito senza mezzi termini “un fenomeno”, capace di dimostrare ancora una volta tutto il proprio valore.
“Nella mia scuola calcio i genitori devono rimanere fuori”
Il momento più forte dell’intervista arriva quando il discorso si sposta sul calcio giovanile. Qui Di Natale è netto, quasi tranchant: “I genitori devono rimanere fuori dalle scuole calcio. I ragazzi vanno lasciati crescere in santa pace”.
Una linea chiara, che nella sua scuola calcio non ammette eccezioni: “I genitori non li ammetto. Possono vedere giocare i figli solo la domenica”. Un pensiero che nasce anche dalla sua storia personale: “Mio padre è venuto a vedermi giocare una sola volta, a Roma”.
