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Riscatto della laurea a 900 euro all’anno: il Ddl Bucalo ridisegna l’accesso alle pensioni nel comparto scuola
Una misura per docenti e personale scolastico che punta a ridurre l’età pensionabile e che solleva interesse anche tra medici e infermieri
Il Ddl Bucalo punta a ridurre il costo del riscatto degli anni universitari a 900 euro l’anno per il comparto scuola, facilitando l’accesso alla pensione e valorizzando il percorso formativo.
Sta facendo discutere il disegno di legge Bucalo, attualmente all’esame del Senato, che propone un riscatto della laurea a soli 900 euro all’anno invece degli oltre 6.000 previsti oggi. Una misura che, se approvata, potrebbe rivoluzionare il sistema previdenziale italiano per il settore scolastico e aprire un nuovo scenario per pensioni più eque e anticipate.
Riscatto laurea 900 euro: cos’è e come funziona
Il riscatto della laurea consente di trasformare gli anni di studio universitari in contributi validi ai fini previdenziali. Oggi il costo medio è di circa 6.076 euro per ogni anno. Con il Ddl Bucalo l’aliquota scenderebbe al 5%, portando la spesa a circa 900 euro per anno. Per una laurea magistrale quinquennale il costo complessivo sarebbe nell’ordine di 4.500 euro, rendendo l’opzione molto più accessibile.
Per chi è prevista la misura
La proposta riguarda il comparto istruzione e ricerca: docenti di ogni ordine e grado, dirigenti scolastici, personale Ata, ricercatori e personale universitario. La platea potenziale è stimata in circa 1,2 milioni di lavoratori. L’agevolazione non sarebbe limitata ai soli docenti di ruolo: includerebbe anche i precari e chi, pur appartenendo al settore, al momento non ha un contratto attivo.
Requisiti per il riscatto della laurea
- Conseguimento di un titolo universitario riconosciuto (laurea triennale, magistrale, diplomi di specializzazione, dottorato).
- I periodi da riscattare non devono essere già coperti da contribuzione obbligatoria o figurativa.
- Presenza di almeno un contributo nel fondo previdenziale presso cui si presenta la domanda (salvo i casi degli inoccupati previsti dalla normativa).
Sono ammessi anche i titoli di studio conseguiti all’estero se riconosciuti dal Ministero dell’Università e della Ricerca, nonché i titoli ITS Academy ai sensi della legge 99/2022.
Pensioni: i vantaggi concreti
Con il riscatto agevolato, un uomo potrebbe andare in pensione dopo circa 37 anni di contributi, una donna dopo 36 anni. In pratica, riscattando gli anni universitari, diventerebbe possibile lasciare il lavoro intorno ai 60 anni, con un beneficio importante per chi opera in contesti ad alto stress e responsabilità.
Esempio: un docente con laurea quinquennale, investendo 4.500 euro complessivi per il riscatto, otterrebbe un anticipo significativo sull’età pensionabile, con effetti positivi anche sul ricambio generazionale nella scuola.
Infermieri e medici: estendere l’agevolazione?
Pur nascendo per la scuola, la misura ha acceso l’interesse anche tra infermieri e medici, categorie esposte a turni gravosi e rischio di usura professionale. L’estensione del riscatto laurea 900 euro al comparto sanitario viene invocata come leva di equità e come strumento per rendere realmente accessibile un istituto che oggi, con costi oltre i 30mila euro per lauree quinquennali, risulta proibitivo.
Confronto europeo
Nel panorama UE esistono modelli differenti: in alcuni Paesi, come la Germania, il riscatto degli anni universitari è gratuito o fortemente incentivato. L’Italia, con questa proposta, punta a ridurre il divario e ad allinearsi a standard europei più favorevoli alla valorizzazione del percorso formativo.
Quando potrebbe entrare in vigore
Il disegno di legge è tuttora all’esame della Commissione Affari sociali del Senato. In caso di approvazione, introdurrebbe un nuovo tassello di welfare professionale per scuola e università, con possibili connessioni agli obiettivi del PNRR e ricadute positive su carriere, pensioni e benessere dei lavoratori.
