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Giornalismo, cosa prevede il CCNL 2025-2026: stipendi, livelli e diritti in redazione
Dal praticante al caporedattore, ecco come cambia il contratto nazionale dei giornalisti e quanto si guadagna nel biennio attuale
Fare il giornalista è una vocazione, ma anche un lavoro regolato da un contratto nazionale di riferimento. Il Contratto collettivo nazionale di lavoro per i giornalisti (CCNL Fnsi–Fieg) disciplina non solo i diritti e doveri dei lavoratori, ma anche le retribuzioni minime previste per chi lavora all’interno di una redazione giornalistica, appunto, dal CCNL giornalisti 2025-2026.
Ma quanto guadagna davvero un giornalista in Italia nel 2025? Quali sono le differenze tra praticanti, redattori ordinari, caporedattori e collaboratori? In questo articolo facciamo chiarezza su livelli, scatti, trattamenti economici e prospettive nel settore.
Il CCNL giornalisti 2025-2026: a chi si applica
Il contratto firmato da Fnsi (Federazione nazionale della stampa italiana) e Fieg (Federazione italiana editori giornali) si applica a:
- Giornalisti professionisti e pubblicisti assunti da quotidiani, settimanali, mensili, testate online registrate
- Praticanti con contratto regolare
- Direttori, vice, caporedattori, redattori ordinari e collaboratori fissi
Restano fuori dal contratto i freelance occasionali o i giornalisti con partita IVA, a cui si applicano altre logiche contrattuali e fiscali.
Stipendi giornalisti 2025: la retribuzione base
Gli stipendi sono determinati in base a un sistema di livelli e anzianità. Secondo l’ultima tabella retributiva aggiornata, i minimi mensili lordi (su 14 mensilità) sono:
- Praticante: circa 1.400 euro lordi
- Redattore ordinario: circa 2.100 euro lordi
- Caposervizio: circa 2.800 euro lordi
- Caporedattore: oltre 3.300 euro lordi
- Vice direttore: 4.000 euro e oltre
Questi valori possono variare leggermente in base alla testata, alla zona e agli accordi integrativi aziendali.
Scatti di anzianità e indennità
Oltre allo stipendio base, il CCNL prevede una serie di voci accessorie che impattano sul reddito netto:
- Scatti di anzianità: maturano ogni 2 anni e aumentano progressivamente la retribuzione
- Indennità di redazione: per il lavoro in orari disagiati o in turni notturni
- Rimborsi spese e indennità di sede: per chi lavora da inviato o in sedi periferiche
Va inoltre considerato che i giornalisti iscritti all’INPGI (ora INPS gestione sostitutiva) hanno una cassa previdenziale dedicata con regole specifiche.
Collaboratori e freelance: situazione più complessa
Molti giornalisti, soprattutto giovani, non sono assunti ma collaborano come freelance. In questi casi i compensi variano ampiamente: da pochi euro a pezzo, fino a cifre più dignitose per firme conosciute o rubriche fisse.
Secondo i dati dell’<strong’Osservatorio sul giornalismo, il 60% dei collaboratori guadagna meno di 500 euro al mese. Una situazione che ha portato da anni a richieste di riforma e riconoscimento delle tutele per i lavoratori autonomi.
Le prospettive per chi vuole intraprendere la professione
Nonostante le difficoltà, il giornalismo resta una professione ambita. Le strade di accesso sono due:
- Praticantato regolare in una testata (18 mesi)
- Scuola di giornalismo riconosciuta dall’Ordine
Una volta ottenuta l’iscrizione all’albo dei professionisti, è possibile accedere ai concorsi pubblici (come addetto stampa) o puntare a un contratto con una testata. Tuttavia, la precarietà resta un tema centrale nel settore.
