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Mercosur, l’accordo che divide l’Europa tra libero scambio e tutela dell’agricoltura

Dai dazi alle quote sui prodotti sensibili, cosa cambia davvero per l’Italia tra export, Dop e proteste dei coltivatori

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Mercosur e Unione Europea

Il Mercosur (Mercado Común del Sur) è un’organizzazione economica regionale sudamericana che riunisce Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay. Negli ultimi mesi è tornato al centro dell’attenzione europea per l’accordo commerciale tra Unione europea e Paesi del Mercosur, negoziato per oltre due decenni e approdato a una fase avanzata del percorso di approvazione.

Il tema interessa anche l’Italia perché l’intesa tocca sia l’export industriale e manifatturiero, sia comparti agricoli considerati più esposti alla concorrenza. Per comprendere l’impatto potenziale, è utile chiarire cos’è il Mercosur, quali sono i punti principali dell’accordo e quali elementi vengono indicati come opportunità o criticità.

Cos’è il Mercosur: significato e obiettivi

Il Mercosur nasce formalmente con il Trattato di Asunción (1991) con l’obiettivo di favorire l’integrazione economica tra gli Stati membri, puntando alla liberalizzazione degli scambi e, in prospettiva, alla costruzione di un mercato comune. Nel tempo il blocco ha operato principalmente come area di libero scambio, accompagnata da un’unione doganale non sempre pienamente uniforme.

Accordo UE–Mercosur: di cosa si parla

L’accordo commerciale tra Unione europea e Mercosur mira a ridurre in modo progressivo le barriere tariffarie e a definire un quadro più stabile per gli scambi tra le due aree. Il nodo principale è l’eliminazione o riduzione dei dazi su circa il 90–91% dei prodotti scambiati, con eccezioni e regimi specifici per alcune categorie considerate “sensibili”.

Tra i dati più citati nel dibattito rientrano i livelli tariffari oggi applicati da parte dei Paesi Mercosur su diverse merci europee: per esempio, dazi fino al 35% su automobili e vino, fino al 28% su formaggi, circa 20% su alcuni prodotti industriali, intorno al 18% su prodotti chimici e circa 14% su prodotti farmaceutici. L’accordo punta a ridurre questi costi lungo un calendario di liberalizzazione progressiva.

Che cosa cambia per l’Italia sul fronte export

Per l’Italia, l’aspetto più discusso è l’effetto potenziale sull’export. La riduzione dei dazi può rendere più competitivi i beni europei nell’area Mercosur, con possibili ricadute per la manifattura e per le filiere che esportano componentistica, macchinari, automotive, chimica e farmaceutica. Una parte delle valutazioni circolate in sede europea parla di benefici in termini di aumento dei volumi esportati e di risparmi legati a minori dazi, ma si tratta di stime che dipendono dall’effettiva attuazione e dalla risposta dei mercati.

Un altro capitolo riguarda il quadro per gli investimenti e l’accesso agli appalti, elementi che possono incidere sul posizionamento delle imprese europee, incluse quelle italiane, in settori dove la presenza nel lungo periodo conta quanto la vendita del singolo prodotto.

Indicazioni geografiche: tutela di Dop e Igp

Un punto rilevante per l’Italia è la tutela delle indicazioni geografiche. L’impianto dell’accordo prevede il riconoscimento e la protezione di un numero elevato di denominazioni europee, includendo anche diverse denominazioni italiane. In termini pratici, l’obiettivo è limitare imitazioni e denominazioni evocative nei mercati del Mercosur, rafforzando la protezione del valore commerciale legato all’origine certificata.

L’efficacia concreta di queste tutele, come in ogni accordo commerciale, dipende anche dalle modalità di applicazione e dai controlli nei mercati di destinazione.

Il nodo agricolo: perché ci sono proteste in Europa

La parte più contestata riguarda l’agroalimentare. In diversi Paesi europei, associazioni e operatori agricoli hanno espresso preoccupazione per l’aumento della concorrenza su alcune categorie, in particolare carne bovina, pollame, zucchero, riso e altri prodotti. Il timore è che un maggiore afflusso di merci possa incidere su prezzi e margini delle filiere interne, in un contesto già condizionato da costi di produzione e vincoli regolatori.

Queste preoccupazioni si riflettono anche nel dibattito italiano, dove l’attenzione è concentrata sulla tenuta delle filiere zootecniche e su come evitare distorsioni competitive.

Quote e prodotti sensibili: i limiti previsti

Per ridurre l’impatto sui settori considerati più esposti, l’accordo prevede quote tariffarie per alcuni prodotti “sensibili”. In sostanza, entro una determinata quantità annua, l’importazione può beneficiare di dazi ridotti o nulli; superata la quota, tornano tariffe più elevate.

Nel dibattito pubblico vengono citate, ad esempio, quote per la carne bovina (con un tetto complessivo nell’ordine delle decine di migliaia di tonnellate) e per il pollame, con l’obiettivo dichiarato di contenere l’esposizione del mercato europeo. Le percentuali sul consumo complessivo UE indicate nelle sintesi disponibili sono generalmente nell’ordine dell’1–1,5%, ma la valutazione dell’impatto effettivo dipende da come si distribuiscono i flussi tra Paesi e canali commerciali.

Clausola di salvaguardia: quando si possono reintrodurre i dazi

L’accordo include un meccanismo di salvaguardia pensato per intervenire se l’aumento delle importazioni dovesse provocare perturbazioni di mercato. In presenza di determinate soglie e condizioni (tra cui crescita dei volumi e dinamiche dei prezzi), la Commissione europea può avviare procedure di verifica e, se necessario, adottare misure temporanee fino al ripristino di dazi su specifiche categorie.

Nel confronto politico, un tema ricorrente riguarda la definizione delle soglie e la rapidità delle procedure, perché da questi dettagli dipende la capacità di risposta in caso di squilibri.

Standard UE: sicurezza alimentare, ambiente e lavoro

Un altro punto centrale è il rispetto degli standard europei. Il quadro dell’intesa richiama l’obbligo, per i prodotti importati nell’UE, di conformarsi alle regole comunitarie in materia sanitaria e fitosanitaria. Nel dibattito vengono spesso richiamati esempi simbolici (come pratiche vietate nell’UE) per sottolineare la necessità di controlli e tracciabilità.

Sono inoltre indicati impegni relativi a ambiente e diritti dei lavoratori. Anche in questo caso, l’impatto dipenderà dai meccanismi di attuazione, monitoraggio e enforcement previsti nel tempo.

Che cosa aspettarsi: opportunità e criticità per l’Italia

In sintesi, l’accordo UE–Mercosur viene presentato come un’operazione che può favorire l’export europeo e ridurre i costi legati ai dazi, con possibili benefici per filiere industriali e manifatturiere italiane. Parallelamente, la parte agricola resta la più delicata: quote, clausole di salvaguardia e standard rappresentano gli strumenti di bilanciamento, ma il loro funzionamento concreto sarà decisivo per valutare l’impatto reale sul mercato italiano.

Il percorso istituzionale non si esaurisce con i primi via libera politici: restano passaggi ulteriori e un confronto che, per la natura stessa dell’intesa, tende a intrecciare economia, politica commerciale e protezione delle filiere strategiche.

Nato a Nocera Inferiore il 10 febbraio 1994, è fotoreporter e giornalista nel settore dell'informazione sportiva. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione nel 2016 presso l'Università degli Studi di Salerno, e nel 2018 in Corporate Communication e Media nello stesso ateneo. Passionale, creativo, amante della comunicazione face-to-face, è da sempre patito di calcio, del quale è affascinato in ogni sua sfaccettatura. Ha praticato la pallacanestro a livello agonistico per diversi anni. Tra i suoi hobby non si possono tralasciare la musica, la fotografia e la cucina.

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