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Web, la modalità incognito: funziona davvero o è solo un’illusione di privacy?

Cos’è e come agisce davvero la navigazione in incognito: quando usarla e perché non basta per proteggere i propri dati

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La modalità incognito è una delle funzionalità più usate da chi vuole navigare senza lasciare tracce. Presente su tutti i principali browser – da Chrome a Firefox, da Safari a Edge – è spesso vista come sinonimo di anonimato online. Ma è davvero così? Cosa fa esattamente questa funzione? E soprattutto, cosa non fa?

Cosa fa (e cosa non fa) davvero

Attivando la modalità incognito, il browser evita di salvare la cronologia delle pagine visitate, i cookie di sessione e le credenziali immesse nei moduli. È quindi utile per navigare su dispositivi condivisi, per accedere a più account in contemporanea o per effettuare ricerche senza che vengano influenzate dalle ricerche precedenti. Ma oltre a queste funzioni basilari, non offre una reale protezione da occhi esterni.

La modalità incognito funziona davvero? Chi può ancora vedere la tua attività

Infatti, il tuo indirizzo IP resta visibile, così come tutta l’attività svolta online può essere tracciata dal tuo provider Internet, dal datore di lavoro (se usi una rete aziendale) o da enti governativi. Anche i siti web visitati, se lo desiderano, possono continuare a registrare informazioni sulla tua attività tramite tracciamenti server-side. La protezione della modalità incognito si limita dunque al dispositivo in uso e non garantisce l’anonimato totale.

Strumenti alternativi per proteggere davvero la privacy

Chi cerca una privacy più ampia dovrebbe affidarsi ad altri strumenti. Le VPN, ad esempio, mascherano l’indirizzo IP e criptano il traffico dati, rendendolo illeggibile a provider e malintenzionati. Il browser Tor offre un anonimato avanzato rimbalzando la connessione tra diversi nodi sparsi nel mondo. Anche i motori di ricerca alternativi, come DuckDuckGo, evitano la profilazione dell’utente, proteggendone le ricerche.

La differenza tra incognito e anonimo

È quindi importante non confondere la navigazione in incognito con la navigazione anonima. La prima serve per non lasciare tracce localmente, ma non è sufficiente per garantire la riservatezza in rete. Chi vuole navigare davvero protetto deve usare una combinazione di strumenti e mantenere sempre alto il livello di attenzione digitale.

La modalità incognito funziona davvero, ma entro confini molto precisi. È utile per piccoli gesti quotidiani, ma non è la risposta definitiva al tema della privacy online.

Nato a Nocera Inferiore il 10 febbraio 1994, è fotoreporter e giornalista nel settore dell'informazione sportiva. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione nel 2016 presso l'Università degli Studi di Salerno, e nel 2018 in Corporate Communication e Media nello stesso ateneo. Passionale, creativo, amante della comunicazione face-to-face, è da sempre patito di calcio, del quale è affascinato in ogni sua sfaccettatura. Ha praticato la pallacanestro a livello agonistico per diversi anni. Tra i suoi hobby non si possono tralasciare la musica, la fotografia e la cucina.

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