Cronaca
Guerra in Ucraina, Roma apre il dossier ricostruzione: più fondi e nuove armi per Kiev
Dalla Conferenza per la Ripresa emerge l’ipotesi di un Piano Marshall. Al centro del confronto: resilienza, deterrenza e sostegno politico condiviso
Un nuovo passaggio nella strategia occidentale a sostegno dell’Ucraina. La Conferenza per la Ripresa, tenutasi nella Capitale, ha visto la presenza di oltre 8.300 partecipanti provenienti da governi, istituzioni, aziende e organizzazioni internazionali, con l’obiettivo di rafforzare il supporto militare ed economico a Kiev e delineare un possibile percorso di ricostruzione post-bellica.
Al centro del confronto, l’ipotesi di un “Piano Marshall” per l’Ucraina, con richiami espliciti a modelli storici di rilancio economico. L’impegno condiviso tra i Paesi presenti si concentra su due fronti: maggiore pressione su Mosca attraverso nuove sanzioni, e fornitura di armi e risorse all’Ucraina per sostenere la resistenza e garantire la continuità istituzionale.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha sottolineato la necessità di “un piano di recupero e di resilienza chiaro”, ribadendo che la ricostruzione non riguarda solo infrastrutture, ma anche società e istituzioni. Insieme a lui, la first lady Olena Zelenska ha richiamato l’attenzione sulla centralità delle persone in ogni processo di rilancio.
L’Unione Europea, attraverso le parole della presidente Ursula von der Leyen, ha annunciato l’attivazione di un Fondo europeo per la ricostruzione, invitando i Paesi membri a considerare anche l’acquisto di armi prodotte in Ucraina come forma di sostegno diretto al tessuto industriale del Paese. Secondo le stime della Banca Mondiale, saranno necessari almeno 500 miliardi di euro per la ricostruzione. La conferenza ha prodotto circa 200 accordi per un valore complessivo di 10 miliardi, inferiori rispetto alla precedente edizione di Berlino, ma con un coinvolgimento politico più ampio.
Tra le novità, la partecipazione per la prima volta degli Stati Uniti al formato dei “Volenterosi”, finora promosso da Francia e Regno Unito. Una mossa interpretata da diversi osservatori come un segnale di maggiore compattezza occidentale, anche alla luce di una posizione americana ritenuta altalenante nei mesi precedenti.
Nel corso della conferenza, la premier italiana Giorgia Meloni ha evidenziato l’importanza di una risposta coordinata, definendo la deterrenza militare come strumento fondamentale per la costruzione della pace. In una videoconferenza con Londra, gli interventi più critici nei confronti di Mosca hanno ricevuto il sostegno degli altri leader, tra cui il cancelliere tedesco Friedrich Merz, che ha esortato l’Occidente a “non cedere” e ha lanciato un appello a Washington per mantenere il fronte comune.
I bombardamenti russi avvenuti alla vigilia del vertice sono stati richiamati da Zelensky per evidenziare, a suo avviso, la mancanza di volontà negoziale da parte del Cremlino. Critiche sono arrivate anche dall’ambasciata russa in Italia, che ha definito l’evento una “manifestazione di brama di dominio” da parte dei leader occidentali.
Con l’impegno a escludere Mosca e i suoi alleati da ogni beneficio della ricostruzione, la conferenza di Roma si è conclusa con la volontà condivisa di sostenere la resilienza ucraina e di pianificare una ripresa sostenibile. Resta però da chiarire quali saranno i tempi effettivi di una tregua e come si evolverà il quadro geopolitico nei prossimi mesi.
