Attualità
Agenda 2030, conto alla rovescia per lo sviluppo sostenibile: dove siamo (e dove stiamo fallendo)
A meno di cinque anni dalla scadenza, l’Agenda ONU per un futuro equo e sostenibile è in forte ritardo: pochi obiettivi centrati, molti in regressione, e una corsa contro il tempo ancora tutta da vincere
Lanciata con grande entusiasmo dalle Nazioni Unite nel 2015, l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile rappresenta uno dei più ambiziosi programmi globali mai concepiti per affrontare, in maniera integrata, le sfide ambientali, sociali ed economiche del nostro tempo. Ma a cinque anni dalla scadenza fissata — e dopo una serie di crisi globali che ne hanno rallentato l’attuazione — è lecito chiedersi: a che punto siamo con l’Agenda 2030?
La risposta, purtroppo, non è incoraggiante. Solo una piccola parte degli obiettivi è sulla buona strada. Molti altri sono in forte ritardo, mentre alcuni stanno addirittura regredendo.
Cosa prevede l’Agenda 2030
L’Agenda si fonda su 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) e 169 target specifici. Tra i temi centrali figurano:
- Povertà e fame nel mondo
- Istruzione e salute per tutti
- Uguaglianza di genere
- Transizione ecologica e lotta al cambiamento climatico
- Crescita economica equa e lavoro dignitoso
- Innovazione, infrastrutture, città sostenibili
- Tutela della biodiversità terrestre e marina
L’intento è trasformare il mondo entro il 2030, rendendolo più giusto, inclusivo e vivibile.
Il bilancio globale: solo il 15% dei target è in linea
Secondo il Rapporto delle Nazioni Unite 2024 sullo sviluppo sostenibile, solo il 15% circa dei target previsti è sulla buona strada per essere centrato. Più del 30% mostra regressi evidenti, mentre il restante 55% registra progressi troppo lenti.
Tra le cause principali del rallentamento troviamo:
- La pandemia di COVID-19 e le sue ricadute socioeconomiche
- La guerra in Ucraina e le tensioni geopolitiche globali
- L’aumento delle disuguaglianze economiche e sociali
- Il peggioramento della crisi climatica
- Una cronica mancanza di investimenti pubblici e privati
Dove ci sono stati veri progressi?
Nonostante le difficoltà, alcuni SDGs hanno fatto significativi passi avanti.
Salute e benessere (SDG 3)
L’aspettativa di vita è in crescita in molte aree del mondo, grazie a progressi nella prevenzione e nella medicina. Le campagne vaccinali globali post-pandemia hanno aumentato la consapevolezza sanitaria.
Energia pulita e accessibile (SDG 7)
Il boom delle energie rinnovabili ha portato a una riduzione dei costi e a un’accelerazione nella transizione energetica in molte economie.
Azioni per il clima (SDG 13)
Oltre 140 Paesi hanno fissato l’obiettivo di neutralità climatica entro metà secolo. Tuttavia, le emissioni globali continuano a crescere, anche se più lentamente.
Gli obiettivi più lontani: povertà, disuguaglianze e ambiente
Dove invece la situazione è allarmante, gli SDGs mostrano ritardi gravi o addirittura regressi.
Fame zero (SDG 2)
L’insicurezza alimentare è aumentata. Oggi, oltre 735 milioni di persone vivono in condizioni di denutrizione, soprattutto a causa dei conflitti, del cambiamento climatico e delle crisi economiche.
Ridurre le disuguaglianze (SDG 10)
Il divario tra ricchi e poveri si è aggravato, sia a livello internazionale che all’interno dei singoli Stati. Le donne, i giovani e le minoranze continuano a subire discriminazioni sistemiche.
Vita sulla Terra (SDG 15)
La biodiversità è in grave pericolo: oltre 1 milione di specie sono a rischio estinzione. Deforestazione, inquinamento e uso non sostenibile del suolo aggravano la situazione.
E in Europa? Focus su UE e Italia
L’Unione Europea
L’UE si è dotata di strategie ambiziose, come il Green Deal e il piano Next Generation EU. In generale, l’Europa ha ottenuto buoni risultati in:
- Energia sostenibile
- Educazione
- Digitalizzazione
Ma rimangono criticità su:
- Biodiversità
- Consumi responsabili
- Inclusione sociale
L’Italia
Secondo il rapporto 2024 di ASviS, l’Italia è un Paese a due velocità:
- Cresce in ambiti come istruzione, transizione digitale ed energie rinnovabili
- Regredisce o resta indietro su povertà, occupazione giovanile, parità di genere, qualità dell’aria e uso del suolo
Le politiche pubbliche sono spesso annunciate ma frammentarie, e manca una vera integrazione dell’Agenda 2030 nella programmazione nazionale.
Le sfide globali da affrontare
Per recuperare il tempo perso, servono azioni più rapide e coordinate a livello internazionale. Le sfide principali sono:
- Finanziarie: mancano oltre 4.000 miliardi di dollari all’anno per raggiungere i target globali
- Politiche: serve una leadership forte e coerente, con impegni vincolanti
- Culturali: la sostenibilità deve diventare un valore condiviso
- Tecniche: i Paesi in via di sviluppo hanno bisogno di tecnologie e know-how accessibili
Gli anni decisivi davanti a noi
Il vertice ONU del 2023 ha lanciato un Piano di Accelerazione Globale, ma senza un deciso cambio di rotta, l’Agenda 2030 rischia di non essere rispettata. Il traguardo non è più così lontano, ma le azioni attuali non sono sufficienti.
Le priorità per i prossimi anni includono:
- Accelerare la decarbonizzazione globale
- Rafforzare i sistemi di protezione sociale
- Sostenere l’educazione e la salute universale
- Ridurre drasticamente la povertà estrema
- Fermare la perdita di biodiversità
Non c’è più tempo da perdere
Dunque, a che punto siamo con l’Agenda 2030?
A un bivio. I risultati finora sono misti, ma è evidente che i ritardi sono gravi e generalizzati. Senza una vera mobilitazione collettiva, politica e culturale, il sogno di uno sviluppo sostenibile rischia di restare incompiuto.
Ma il tempo per agire c’è ancora. E le scelte dei prossimi cinque anni — da parte di governi, imprese, cittadini e istituzioni — segneranno il destino dell’intera generazione.
