Cronaca
Caldo estremo, scatta lo stop al lavoro sotto il sole: ecco dove e per chi
Le prime ordinanze 2025 vietano l’attività all’aperto nelle ore più calde della giornata. Obiettivo: proteggere i lavoratori esposti al rischio calore
Con l’arrivo delle prime ondate di calore, puntuali come ogni estate, tornano anche le ordinanze che impongono limitazioni al lavoro sotto il sole. In un’Italia dove il termometro ha già superato i 40 gradi in alcune zone, il tema della sicurezza sul lavoro diventa prioritario. E così, in diverse regioni, è già entrata in vigore una ordinanza sul caldo al lavoro che vieta lo svolgimento di mansioni all’aperto, in particolare nei cantieri, nelle ore centrali della giornata.
Ordinanza caldo lavoro: cosa prevede
Le ordinanze locali, generalmente firmate da sindaci o presidenti di regione, stabiliscono il divieto di svolgere attività lavorative all’aperto durante le ore più calde della giornata, in genere tra le 12:30 e le 16:30. Il provvedimento riguarda soprattutto operai edili, agricoltori, lavoratori della manutenzione stradale, giardinieri e chiunque sia impiegato in attività che si svolgono al sole senza ripari adeguati.
Le disposizioni variano a seconda del territorio, ma seguono tutte un principio comune: quando il rischio caldo raggiunge livelli estremi (secondo le indicazioni del bollettino del Ministero della Salute), è necessario sospendere le attività per tutelare la salute dei lavoratori.
Le regioni dove lo stop è già in vigore
A fare da apripista quest’anno è stata la Regione Sicilia: già dal 1° luglio, su impulso dell’assessorato alla Salute e della Protezione Civile, è stato previsto il blocco delle attività lavorative esposte al sole nelle fasce orarie critiche. Segue la Puglia, dove diversi comuni hanno adottato ordinanze simili, soprattutto nelle province di Bari, Foggia e Lecce. Anche in Calabria e Campania si stanno valutando misure analoghe, mentre nel Lazio e in Toscana si attendono ulteriori aggiornamenti nei prossimi giorni, in base all’evoluzione delle temperature.
Ordinanza sul caldo al lavoro, chi è obbligato a fermarsi
L’ordinanza sul caldo al lavoro si applica a tutti i datori di lavoro e ai committenti pubblici o privati che impiegano personale in attività all’aperto e in assenza di idonee misure di protezione dal caldo. Le imprese coinvolte devono predisporre la sospensione o riorganizzazione dell’orario di lavoro, ad esempio anticipando l’inizio delle attività o posticipandole al tardo pomeriggio.
I controlli sono affidati a ispettorati del lavoro, polizia locale e servizi di prevenzione delle ASL. In caso di violazioni, sono previste sanzioni amministrative e, in casi estremi, anche la sospensione delle attività.
Il ruolo del datore di lavoro: prevenzione e responsabilità
Al di là delle ordinanze, l’obbligo di proteggere i lavoratori dal rischio calore è già previsto dal Testo Unico sulla Sicurezza (D.Lgs. 81/2008), che impone al datore di lavoro di valutare i rischi legati agli agenti fisici, incluso lo stress termico.
In assenza di misure come pause frequenti, distribuzione di acqua, accesso a zone d’ombra e dispositivi protettivi, l’azienda può essere considerata responsabile per eventuali danni alla salute dei dipendenti.
Ondata di calore e salute: un’emergenza da non sottovalutare
Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, le temperature elevate sono una delle principali cause di aumento della mortalità estiva tra i lavoratori più esposti. Le condizioni climatiche estreme, oltre a ridurre le prestazioni fisiche, aumentano il rischio di colpi di calore, disidratazione e incidenti dovuti a cali di attenzione. Proprio per questo, non è solo un atto amministrativo, ma un segnale importante verso una cultura della prevenzione sempre più necessaria.
