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Cinema

Verso gli Oscar 2018: “Lady Bird” di Greta Gerwig

Le crisi adolescenziali portano a voler essere qualcun altro, magari più ricco, magari più attraente, magari più colto. Lady Bird è la corporatura dell’alienazione dei teenager, che tra doveri e crisi familiari dimenticano chi siano realmente

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Lady Bird

Cosa passa nella mente di un’adolescente? Tra il desiderio dell’espatrio alle prime cottarelle sessuali, nel pieno conflitto familiare tra crisi morali post 11 settembre e crisi economiche.

Lady Bird: “Mi sono data il mio nome da sola”

I genitori l’hanno chiamata Christine. Ma lei si è chiamata da sola Lady Bird.

Omonimo il titolo del film di Greta Gerwig – per la prima volta in regia solitaria – per una delle pellicole maggiormente apprezzate dalla critica in vista degli Oscar 2018.

Lady Bird è candidato a 5 categorie. Miglior film, miglior attrice protagonista (Saoirse Ronan), miglior attrice non protagonista (Laurie Metcalf), miglior regia e miglior sceneggiatura originale.

In un’America colpita dall’attentato alle torri gemelle, veniamo introiettati – nel bene e nel male – a Sacramento, centro della California. La famiglia McPherson avrebbe desiderato una sistemazione più gradevole. In un appartamento più grande o persino in un’altra città. Ma le situazioni economiche non sono delle migliori.

All’interno di questa travagliata situazione familiare emerge la protagonista Christine. Di cui sopra Lady Bird. “Nomignolo” che difende con testarda determinazione. In cerca di affermazione della propria identità in primis con se stessa. Già dalla prima scena la pellicola accende i riflettori sul complesso rapporto tra Christine e sua madre, Marion. La prima ambiziosa, sognatrice e ribelle, la seconda severa, razionale, cinica.

Due elementi che inscenano il dualismo dell’eros-thànatos. Mentre da contorno un padre dal cuore eccessivamente buono e un fratello indie non fanno che attizzare le braci dei divampanti litigi. Continui e ripetuti tra Christine e la madre.

Arrivare a essere Lady Bird per tornare Christine

Christine compirà un Road Movie piuttosto insolito. Attraverso il tortuoso cammino della crescita, gli ultimi mesi di un liceo non troppo invidiabile, il raggiungimento della maggiore età – con conseguente acquisto di sigarette e fascicoletti porno annessi. Senza dimenticare il primo rapporto sessuale, i compiti in classe per ottenere i voti necessari per il college, e l’esame di scuola-guida.

Lady Bird – come personaggio e come film – compie le sue tappe al fine di realizzare il suo più grande obiettivo: essere ammessa in un buon college e andare via da Sacramento.

Via dalla mentalità di provincia, via dalla mentalità eccessivamente protettiva di una madre in difficoltà. Via dalle delusioni in cui si ritroverà trascinata, via dai rapporti mai eccessivamente solidi e profondi. E andare proprio lì a New York, vittima dell’attacco terroristico più famoso della storia.

Via da essere Christine, la figlia di una famiglia di limitate possibilità. Sempre più verso Lady Bird. Testimonianza fedele dell’alienazione tipica adolescenziale, fino a desiderare di essere per gli altri chi in realtà non si è. Fino a poi combattere e realizzare i desideri, non di Lady Bird, ma di Christine. Quella Christine che vuole bene alla madre, che capisce il suo dolore, che capisce chi voler essere.

Una pellicola che si spalma bene all’interno del suo primo tempo per poi rallentare inaspettatamente nella ripresa. Una storia comunque immersiva ed empatica, sia per lo spettatore in preda crisi adolescenziale sia per chi ne ha i nostalgici ricordi.

Lady Bird: il rapporto madre-figlia tra capricci e doveri

Christine e Marion, entrambe candidate agli Oscar, finiranno per non avere alcun rimpianto, esauriranno i loro sentimenti, dopo i continui e frequenti scontri, comprendendo finalmente la volontà e il punto di vista altrui. Per Saoirse Ronan la vittoria è altamente improbabile (leggi la recensione: “Verso gli Oscar 2018: ‘Three Billboards Outside Ebbing, Missouri” di McDonagh).

Brava comunque l’attrice irlandese che copre i 6 anni che separano la sua vera età da quella del suo personaggio. Delicata la regia della Gerwig che la ritrae sempre nel suo fascino ma senza cadere nel volgare. A testa in giù con i piedi sulla porta, sdraiata sul divano, in pigiama, in abito da sera, persino a letto. La Ronan riflette una bellezza innocente come una vera 17enne nei panni di Lady Bird in quello che è sicuramente uno degli aspetti migliori di questo film.

Quale adolescente non ha mai pensato di fare così tanti soldi da restituire la cifra ai propri genitori per i loro sacrifici? Lady Bird è una pellicola che riflette le difficoltà attuali di molte famiglie.

Crisi economiche che, per quanto gravi, possono sempre essere sormontate, ma la vera crisi è sempre nei duri rapporti che constringono un genitore a vedere il proprio foglio voler andare via di casa.

Se Lady Bird avesse puntato maggiormente su quest’ultimo aspetto, probabilmente adesso staremo parlando del film dell’anno.

Resta comunque una pellicola gradevole e realistica che merita le sue candidature agli Oscar, ma nonostante gli elogi della controparte critica, le vittorie si prospettano molto ardue.

Nato a Belvedere Marittimo (CS) il 06/05/1994. Da sempre appassionato di scrittura e giornalismo. Scrive su quelle che sono le sue più grandi passioni: sport, media, Tv e soprattutto cinema. Laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Salerno e attualmente studente della laurea specialistica Corporate Communication & Media.

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