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Cronaca

L’Irpinia è in emergenza da polveri sottili. Perché le istituzioni sono immobili?

Le pm10 sono divenute un serio problema per la provincia di Avellino. Ne abbiamo parlato con Vincenzo Capozzi, meteorologo e presidente dell’Associazione Osservatorio di Montevergine e con Franco Mazza, medico e presidente dell’Associazione Salviamo la Valle del Sabato

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Provincia di Avellino vista da Montevergine
Foto: MVOBSV Mt. Vergine Observatory

Bel tempo, mal’aria”. Potremmo definire così la situazione nella parte orientale della provincia di Avellino ogni qualvolta il sole torna a farla da padrone. Le polveri sottili in Irpinia, più precisamente le pm10, sono divenute un serio problema, quasi cronico.

Una moltitudine di fattori morfologici e antropici fanno sì che questa zona, con particolare riguardo alla Valle del Sabato, immagazzini elementi inquinanti in maniera maggiore rispetto ad altre aree irpine. Una tematica affrontata da anni da numerose associazioni e da singoli attivisti, che si sono adoperati in maniera determinata per risolverla e informare la cittadinanza.

Su tutte vanno menzionate la rete AURA che vede un gran numero di centraline dedicate al controllo della qualità dell’aria distribuite nell’hinterland avellinese con lo scopo, in sintesi, di fornire un dettagliato e quotidiano report degli agenti inquinanti che appesantiscono l’atmosfera; l’Associazione Salviamo la Valle del Sabato, che ha fatto da apripista per la battaglia all’inquinamento ambientale.

Dopo aver sollecitato le istituzioni, a partire dai vari enti comunali fino alla Prefettura, ad oggi, tutto tace. Da parte delle autorità competenti non è stata messa in essere alcuna iniziativa in grado di, quantomeno, “mettere una pezza”, per non esagerare con le aspettative.

Intanto la situazione diventa sempre più complicata, con gli sforamenti dei limiti stabiliti per legge che aumentano sempre di più. In questo angusto teatro fatto di proclami altisonanti e lunghi silenzi bisogna iniziare a far prevalere l’approccio scientifico e mettere da parte quello politico, inefficiente su tutta la linea.

Abbiamo interpellato due esperti del settore e pionieri di questa battaglia: Vincenzo Capozzi, meteorologo e presidente dell’Associazione Osservatorio di Montevergine, nonché promotore della rete AURA; Franco Mazza, medico di lungo corso e presidente dell’Associazione Salviamo la Valle del Sabato.

Capozzi: “Problema complesso. Dal Comune di Avellino freddezza nei nostri confronti”

Con quale approccio bisogna rivolgersi a questa problematica e cosa ci dicono i dati fino ad oggi?

Il problema della qualità dell’aria è molto complesso che merita un approccio scientifico più che politico. La politica ha un ruolo importante ma dovrebbe affidarsi alla scienza, che ci dà delle evidenze inequivocabili che arrivano dai dati dell’Arpac, ai quali si aggiungono quelli raccolti dalla rete AURA presente in gran parte dell’hinterland avellinese. Tutti sono concordi nel certificare dati allarmanti”.

Quali sono le possibili cause che contribuiscono a rendere l’aria insalubre?

“Ci sono degli studi da fare per appurare con certezza quali siano le cause, ma, al momento, i maggiormente indiziati sono gli abbruciamenti vegetali, gli impianti di riscaldamento domestico che sono spesso obsoleti e non conformi; poi ci sono le emissioni dell’area industriale della parte Est della Valle del Sabato dove, d’altronde, si registrano le criticità maggiori, anche a causa della conformazione orografica che contribuisce al ristagno degli inquinanti. Da non trascurare anche i fenomeni di inversione termica”.

Le istituzioni si sono limitate a delle ordinanze che vietavano gli abbruciamenti e la limitazione del traffico veicolare. Che impatto hanno avuto?

Quello che si è fatto fino ad adesso, con ordinanze di blocco del traffico veicolare e i divieti di abbruciamenti, non è sufficiente, soprattutto perché mancano i controlli. La mia idea, ciò che si dovrebbe avere il coraggio di fare soprattutto per quanto riguarda gli abbruciamenti, è puntare su tecnologie innovative e alternative. C’è bisogno di approfittare del contesto attuale, che dà un accesso agevole alle risorse economiche destinate alla transizione ecologica, per poter mettere in atto misure per andare incontro al mondo dell’agricoltura”.

Si è parlato di “Meteo Alert”, cos’è e come funziona?

“Il Meteo Alert, che ho proposto io, è una soluzione temporanea per mitigare il problema, per evitare, in determinate giornate come quelle soleggiate e in assenza di vento, che gli abbruciamenti agricoli impattino sulla qualità dell’aria. È una soluzione parziale ma con ogni probabilità efficace per minimizzare gli agenti inquinanti”.

Il tavolo telematico convocato per il 4 febbrario dalla Dott.ssa Spena ha suscitato non poche polemiche tra le associazioni ambientaliste:

Parteciperò al tavolo che si terrà con la Procura il 4 febbraio. Comprendo benissimo il disappunto delle associazioni ambientaliste e le condivido. Apprezzo gli sforzi fatti dal prefetto per creare occasioni di confronto e di discussione sul tema. La mia consulenza per quanto riguarda la segnalazione delle condizioni meteorologiche è totalmente a titolo gratuito, lo faccio per mettere al servizio dei cittadini le mie competenze”.

C’è stata freddezza nei confronti della rete AURA da parte delle istituzioni locali ed in particolare dal comune di Avellino:

Da parte delle istituzioni locali, in particolare dal comune di Avellino, c’è stata  freddezza nei confronti della rete AURA. Quest’ultima è un’iniziativa completamente sostenuta da liberi cittadini, proprio per questo la delusione è maggiore. Ci saremmo aspettati un approccio completamente diverso dal comune capoluogo”.

Mazza: “Non abbiamo tempo da perdere, aperti al dialogo su proposte serie e costruttive”

Dalle istituzioni solo “pannicelli caldi”, nessuna soluzione valida nonostante il problema sussista quotidianamente e diventi sempre più grave:

Sono stanco di queste cose. Non abbiamo tempo da perdere, in particolare quando ci si rende conto che non si propongono soluzioni valide. Abbiamo iniziato la nostra battaglia unicamente perché c’erano condizioni di inquinamento ambientale davvero insopportabili. C’è stata una vera e propria sommossa popolare dopo la morte, anche di soggetti giovani, a causa di alcune neoplasie”.

Il “no” al tavolo promosso dalla Dott.ssa Spena in Prefettura ha sancito uno strappo tra l’associazione Salviamo la Valle del Sabato e le istituzioni:

Il nostro unico motivo è questo, non è un trampolino di lancio per carriere politiche o cosa. Vogliamo tutelare la nostra salute. Abbiamo da tempo notato che non si fa sul serio, quindi abbiamo voluto lanciare un segnale. Quello che bisogna fare noi lo abbiamo presentato in dieci punti. Dopo la riunione del novembre scorso con le istituzioni in Prefettura, non è cambiato nulla. Quindi di cosa andiamo a parlare? Il problema è complesso e difficile, ma se non viene combattuto con serietà, è inutile qualsiasi confronto”.

Il Dott. Mazza ha poi aggiunto:

Parlare ancora con la Prefettura, così, a vuoto, non ha senso. Ma io, noi, siamo pronti e aperti a ricomporre lo strappo e a discutere solo in caso proposte serie come le abbiamo presentate noi da tempo. Ho ancora in mente le motivazioni che ci hanno spinto a creare questa associazione, che sono serie e non posso venire meno ad esse”.

La tematica è di difficile risoluzione, ma come ci si deve muovere per poter introdurre un vero e serio contrasto alle emissioni che rendono l’atmosfera insalubre?

Non abbiamo come obiettivo quello di eliminare il problema poiché le condizioni morfologiche e climatiche del territorio non ce lo permettono. Il focus è su come mitigare l’inquinamento, calmierare i danni. Dobbiamo agire su tutte le emissioni, da quelle domestiche a quelle industriali, passando da quelle agricole. C’è un lavoro enorme da attuare, e si riesce a portarlo avanti solo se c’è un’intesa generale, anche con la Regione Campania e il governo. Ci sono delle risorse alle quali accedere per poter introdurre un contrasto vero”.

Le centraline dell’ARPAC presenti in città sono state a lungo oggetto di discussione. Perché?

Le centraline dell’ARPAC nella città di Avellino sono presenti da dieci anni. Sono tarate su due sensibilità diverse, e quindi calcolano sforamenti diversi.  Si è preferito far convogliare la discussione su questo per creare confusione. Intanto sono passati altri tre mesi”.

I fondi per la transizione ecologica presenti nel PNRR possono ritornarci utili?

Bisogna partire, innanzitutto, dalle rilevazioni delle centraline ARPAC e della rete AURA per individuare le cause. Per mettere mano alle emissioni industriali bisogna avere delle risorse economiche. Per non parlare del traffico veicolare cittadino, ma, ripeto, senza risorse economiche non si va da nessuna parte. Oggi con i finanziamenti del PNRR si potrebbe iniziare a ragionare in tal senso, ma non c’è nessun discorso serio di prospettive e di aria vasta, al momento”.

È un giovane ammiratore del giornalismo in tutte le sue sfumature che prova a raccontare la verità delle cose nel migliore dei modi. Giornalista praticante, attivista antimafia e ogni tanto scrittore di pensieri.

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