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Attualità

Cara Silvia, bentornata in Italia

L’umanità dimostra ancora una volta il suo sguardo più disumano, in cui la bassezza e l’insofferenza per la propria vita diviene mancanza di empatia e incapacità di abbracciare la bellezza e la gioia altrui

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Silvia Romano

Scusami se ti saluto con ritardo, ma fino ad oggi ho avuto così tanta vergogna di essere italiano che ogni volta in cui provavo a posare le dita sulla tastiera ricominciavo a tremare, come una foglia in balia del vento; perché lo sai bene che nonostante siamo il Paese del sole, in mezzo ai nostri ombrelloni, sui nostri prati, tra i nostri monumenti e in troppi dei nostri cuori soffia forte e senza sosta il vento nero dell’odio.

Non si è fermato mai un momento da quando ti hanno rapita e nemmeno mentre scendevi dall’aereo si è fermato, anzi, cara Silvia, ha iniziato a soffiare più forte, sempre più forte, giorno dopo giorno e oggi come mi è difficile scriverti nel bel mezzo di questa bufera. Le parole si spaventano anche loro, come tutto ciò che sussurra amore. Sotto questi primi caldi soli di maggio adesso fa freddissimo ed anche io ho paura. Per fortuna che ci sei tu, per fortuna che sei tornata perché, tra le altre cose, come saprai, si è aggiunto anche un nemico virulento, ma pare che per questo siamo vicini ad un vaccino…

Come stai? Mi dispiace che in troppi non te lo hanno chiesto. Scusali e poi perdonali. Erano impegnati a spingere il vento ed alcuni erano il vento.

Ho letto che vorresti cambiare il tuo nome in Aisha. È un bel nome, molto famoso nei paesi arabi perché significa “madre dei credenti”, forse in Italia potrebbe avere come corrispettivo Maria. Accidenti, se avessi scelto il corrispettivo italiano saresti piaciuta un sacco alla “brava gente”. Ho letto che Aisha è descritta dai sunniti come studiosa e curiosa. Beh, è proprio il tuo nome allora. Documentandomi, leggo che la sua intelligenza e conoscenza in varie materie, tra cui la poesia, furono molto apprezzate dai primi luminari della letteratura hadith come al-Zuhrie, tra i primi collezionisti di sīra (biografie di Maometto) e cardine della letteratura dell’età dell’oro islamica (VIII – XIV secolo), periodo durante il quale nella “Casa della Saggezza” a Baghdad studiosi provenienti da ogni angolo del mondo raccolsero e tradussero tutta la conoscenza classica del mondo in arabo e persiano.

Così, i testi greci dell’età classica ed ellenistica arrivarono agli Arabi e poi passarono in Spagna. Una volta tradotti in latino arrivarono all’Europa cristiana e quindi in Italia. Quasi dimenticavo; dalle traduzioni dal greco gli scienziati arabi, incrementando la loro cultura, arrivarono alla formulazione di nuovi sistemi di pensiero e di nuovi traguardi scientifici; basti pensare ai progressi nel campo della matematica e dell’astronomia che poi usati unitamente, più tardi, avrebbero mandato i nostri superuomini civilizzati sulla luna, ma tutto questo dopo qualche guerra e qualche genocidio. Lungi da me, ad ogni modo, voler parteggiare. Anche l’attuale medio-oriente si è macchiato, spesso per motivi religiosi (ma non solo), di gravissimi crimini contro la libertà e l’umanità e continua a spargere sangue ancora oggi, proprio come noi. Il fatto che da noi non si vedano in tv macerie rosso sangue non significa che non seminiamo morte, significa soltanto che nessun giornalista è andato in fondo al mare.

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Ma, a proposito di quel vento di cui ti andavo parlando, vorrei essere un po’ più esplicito. Da quando sei arrivata mi è capitato di leggere post, commenti e articoli di giornale pregni di odio, trasudanti rabbia da ogni punto (dove c’erano). Tutti parlavano e sparlavano di te e quando hanno scoperto che non eri più Silvia ma Aisha, improvvisamente il tuo valore non era più lo stesso: basta poco a questo vento, basta pochissimo, più o meno quanto basta all’ignoranza…

Mi spiego: in aereo eri per tutti un’eroina, mentre scendevi dall’aereo e mostravi il velo eri già un’ingrata e non appena hai messo piede nella tua casa milanese eri già diventata “una di loro” e quindi era ormai lecito darti della “puttana” e augurati una violenza sessuale, un nuovo rapimento, la fucilazione, la lapidazione o per qualche raffinato come un’ex consigliere comunale di Asolo (Treviso), sarebbe stata preferibile l’impiccagione. Così, cara Silvia, mentre tu tornavi da un’esperienza traumatica, qua il vento stava solo aspettando una nuova foglia da tormentare e ritornando ritrovi questo tuo martoriato Paese ancora più ignorante e cattivo di prima, capace solo di farti un ipocrita applauso istituzionale, niente di più. Non un gesto di solidarietà, non una parola d’amore, non un briciolo di umanità.

Ah no, aspetta che altrimenti mi attaccano i neo-dottori in scienze politiche e relazioni internazionali. Noi ti abbiamo pagata eh…

Cioè, voglio dire: “ci sei costata quattro milioni e poi ti permetti pure il lusso di convertirti?” (Citazione dall’ultimo volume della collana “L’epoca della pluralità”).

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Non solo sei donna, non solo ti abbiamo pagata, ti converti pure! Ma allora Silvia dillo chiaramente che non meriti di essere italiana.

Non lo meriti assolutamente e sai perché?

Perché qui puoi aspirare ad un poco di credibilità e a delle offese meno volgari solo se porti la cravatta. Difficilmente se porti la minigonna, ma in nessun caso se porti il velo.

Qui, nel Bel Paese, meriti una medaglia d’oro solo se sai gestire il vento, non se provi a fermarlo.

Qui, tra Santi e Madonne, noi non abbiamo altro spazio e quello che avevamo lo abbiamo già sacrificato per quelli con la pelle nera e quelli col camper o comunque tutti gli altri diversi da noi che non abbiamo mai conosciuto, non abbiamo mai salutato, ma che siamo sicuri che vengano qui solo per rubarci il lavoro.

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Tu non meriti di essere italiana perché sei donna e perché sei libera. Tu, mia cara Silvia, ad oggi sei tutto ciò che ancora mi fa fare a pugni col vento. Da quando sei arrivata non sono riuscito a fare altro che zoomare il tuo sorriso di libertà. E sai una cosa? All’inizio manco avevo capito cosa indossavi; ho dovuto riguardare i video per spiegarmi tutto quell’odio ed ovviamente non me lo sono comunque spiegato perché tu per me non sei la religione che indossi, ma il sorriso che nonostante tutto vesti ed ho così vergogna a dover chiarire questo aspetto. Una vergogna inspiegabile. Poche cose sono così vergognose come entrare nell’intimità di una persona senza permesso, senza alcuna conoscenza e invadere la sua spiritualità, soprattutto dopo un trauma. Rabbrividisco al solo pensiero. Eppure quel vento è arrivato fin lì, ti ha penetrato l’intimità, non ha capito nulla, ovviamente, ma si è vestito da colto ed ha detto a tutti, nella sua mondiale social-piazza che si tratta di una conversione obbligata o al massimo di una “sindrome di Stoccolma”, ma nessuno ha pensato ad una conversione volontaria.

Ora, ti ripeto, io ho assolutamente vergogna di pronunciarmi su una questione così intima e così importante, una questione sulla quale spesso nemmeno il diretto interessato riesce ad esprimersi con fermezza assoluta. In ogni caso, che la tua conversione sia stata costretta o volontaria, a me non importa perché non voglio e non posso indagare la tua anima e se dovessi incontrarti per strada mi limiterei a trovare il rivoluzionario coraggio dell’umanità per chiederti: “come stai?”

Intanto questo vento spira sempre più forte, mia cara Silvia e l’unica cosa che spero con tutto me stesso e che tu non ne resti in nessun modo vittima perché, in mezzo a questa bufera, sei per me una quercia alla quale posso e devo aggrapparmi per dimenticare questa Italia e ricordarmi l’Italia che eri e che tornerai ad essere tu in Kenya. Solo così riesco a non vergognarmi, ad esserti grato oltremodo e riconoscente a nome dell’umanità per quello che fai.

L’unica religione che conosco è il tuo sorriso e la mia vera patria è la tua umanità.

Ti abbraccio Silvia.

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Classe 1995. Laureato in Lettere Moderne e attualmente iscritto alla laurea magistrale binazionale italo-tedesca "LIDIT" (Linguistica e Didattica dell'Italiano nel contesto Internazionale). Giornalista di Cronache del Sannio, addetto stampa e responsabile cultura di ASC Confcommercio. Collabora con Teatri e Culture, Derivati Sanniti e PalcoscenicoCampania. Allievo dei corsi di Canto e Recitazione dell'Accademia di Santa Sofia e membro dell'Associazione Giovanile Thesaurus.

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