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Cinema

“Essere diversi”, l’esordio del regista Musto con un corto che intreccia disabilità e bullismo

Un corto che racconta una storia vera, ma non tratta dalla biografia del regista. La potenza di internet e dei social in queste dinamiche. Ecco la nostra intervista

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Francesco Musto

Il tema del bullismo è una strada, ultimamente, assai battuta nel campo della cinematografia, ma solo quando la si batte inseguendo il cuore il risultato è davvero unico. Al suo esordio cinematografico, dunque, il giovane regista irpino Francesco Musto può già considerare il suo “Essere diversi” una vittoria.

Intrecciando la triste piaga del bullismo alla disabilità, il 25enne di San Michele, frazione del comune di Pratola Serra, è stato abile nel consegnare al pubblico una miriade di spunti di riflessione racchiudendoli in un intenso quarto d’ora a forte impatto emotivo.

Il cortometraggio, ha voluto precisare Francesco, “è dedicato a tutti coloro che ogni giorno si trovano a contatto con i loro carnefici”. Nel corto, la lotta al bullismo è raccontata dagli occhi di Fabio (interpretato dallo stesso regista). “Essere diversi” è già stato pluripremiato conquistando, nel giro di poco tempo, il premio della giuria popolare all’Ariano International Film Festival, la miglior sceneggiatura al Ciak White Days, il premio giovani al Cortodino film festival Dino De Laurentiis.

L’opera prima di Musto è stata, inoltre, l’unico cortometraggio ad arrivare in finale al Salento Internationl Film Festival ed è stata menzionata al CortiSonanti Short Film Festival che lo ha ritenuto “attuale ed altamente educativo per i temi trattati”. Noi di Zetanews lo abbiamo intervistato per voi.

Francesco Musto: “Volevo raccontare la potenza di internet e dei social nel bullismo”

D. Nel cortometraggio ci sono scene di bullismo crude. Immagino che la scelta di non tagliarle derivi dalla volontà di non edulcorare nulla e restituirci la realtà nuda e cruda. È così? All’interno del corto è presente anche un riferimento al cyber bullismo e all’uso marcio della rete e dei social. Ho compreso bene? Il ragazzo che riprende la scena col telefonino, infine, non è assolutamente convinto di quello che sta facendo ma è schiavo di un sistema leaderistico. Potrebbe essere letta, quella, come una critica sottotrama?

R. “Si, hai ragione: ci sono scene di bullismo raccontate in maniera cruda. L’intento è quello di portare in scena la verità diretta e senza fronzoli. Il tema del bullismo è stato spesso trattato con superficialità. Il mio voleva essere un pugno nello stomaco allo spettatore per scuoterne la coscienza e stimolarne la riflessione sul fenomeno. Il bullizzato è un ragazzo diversamente abile che ho voluto a tutti i costi interpretare io e ci tenevo molto a farlo. Il fatto che lo abbia fatto io offre una doppia chiave di lettura. La prima mi piace definirla una chiave di cuore poiché essendo disabile so di essere un soggetto a rischio. Sono affetto, dalla nascita da una rara distrofia muscolare. La seconda è una chiave registica: secondo me vedere bullizzato un ragazzo diversamente abile è molto più forte emotivamente; l’impatto narrativo è diverso. Hai detto bene, c’è anche del cyberbullismo. L’obiettivo interpretativo è anche qui duplice: far capire la potenza di internet e dei social (uno strumento potenzialmente fantastico se usato correttamente, ma devastante se usato negativamente) e la paura di essere esclusi da un gruppo solo per non rispettare le regole dettate dal leader e questo è un fenomeno che noto spesso oggi”.

Francesco Musto: “Il corto? Una storia vera, che non è accaduta a me”

D. Mi permetto di farti una domanda assolutamente personale e dunque puoi tranquillamente non rispondere. C’è qualcosa di personale in questo lavoro?

R. “Hai fatto benissimo a chiedermelo e ci tengo a precisare che il corto è basato su un episodio accaduto realmente, circa due anni fa, ad un ragazzo normodotato ed un anno fa ad un ragazzo diversamente abile in una scuola del Nord. Non ho subito, personalmente, alcun episodio di bullismo. Ho semplicemente voluto fare questo lavoro per fare qualcosa di attivo contro questa piaga. L’ho fatto in un periodo della mia vita in cui sentivo nel mondo episodi di odio (razzismo, bullismo e sessismo). Volevo fare qualcosa di attivo contro l’odio, ecco”.

Francesco Musto su Pratola Serra: “A San Michele ho legami fortissimi”

D. Ti fa onore aver deciso di restare nella tua terra per girare questo corto. A tal proposito voglio chiederti: hai mai avuto problemi nella realtà in cui vivi e soprattutto come ha reagito il paese a questa bella iniziativa?

R. “Fortunatamente non ho mai avuto nessun problema. Anzi a San Michele, frazione di Pratola Serra, dove vivo, ho un legame fortissimo con le persone e con la terra. La comunità ha reagito molto bene al mio lavoro. Il giorno della presentazione il teatro era pienissimo. L’amministrazione comunale è stata felice ed orgogliosa e ci ha patrocinato anche avendo poco preavviso. Grazie a loro è partita la macchina organizzativa. Voglio anche citare e ringraziare i ragazzi che hanno preso parte al progetto: tecnici e attori professionisti. Il budget era ridotto visto il poco preavviso che abbiamo dato al comune, ma abbiamo saputo lavorare con parsimonia e come una famiglia. Un grazie anche ai Boomdabash che ci hanno regalato la colonna sonora”.

Classe 1995. Laureato in Lettere Moderne e attualmente iscritto alla laurea magistrale binazionale italo-tedesca "LIDIT" (Linguistica e Didattica dell'Italiano nel contesto Internazionale). Giornalista di Cronache del Sannio, addetto stampa e responsabile cultura di ASC Confcommercio. Collabora con Teatri e Culture, Derivati Sanniti e PalcoscenicoCampania. Allievo dei corsi di Canto e Recitazione dell'Accademia di Santa Sofia e membro dell'Associazione Giovanile Thesaurus.

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