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Cronaca

Io, Giovanni Falcone, vi spiego cos’è la mafia

L’assegnazione della scorta, il pool antimafia, il rapporto con Buscetta. Fino alla strage di Capaci, avvenuta 28 anni fa. Un eroe, prima che un magistrato

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Giovanni Falcone

Oggi è il 23 maggio 2020. Sono trascorsi 28 lunghi anni da quando la mafia ha sottratto alla giustizia prima un eroe, e poi un magistrato. Giovanni Falcone nasce a Palermo il 20 maggio 1939 nel quartiere della Kalsa. Lo stesso di Paolo Borsellino e di Tommaso Buscetta.

Dopo essersi diplomato al liceo classico “Umberto I” si trasferì a Livorno, dove frequentò l’Accademia Navale con l’intenzione di laurearsi in ingegneria, ma anziché essere assegnato ai corpi tecnici fu assegnato allo Stato Maggiore. Dopo quattro mesi abbandonò l’Accademia e tornò nella città natia iscrivendosi alla facoltà di giurisprudenza dell’Università degli Studi di Palermo. Conseguiti gli studi con il massimo dei voti, nel 1964 vinse il concorso ed entrò nella Magistratura italiana.

A soli 26 anni divenne pretore di Lentini. Fu poi sostituto procuratore e giudice istruttore, alimentando la propria passione per il diritto penale. Il primo processo importante nel 1967, quello della banda mafiosa del boss di Marsala, Mariano Licari. Nel 1973 si trasferì alla sezione civile del Tribunale di Trapani, facendo ritorno a Palermo cinque anni dopo.

Giovanni Falcone, l’assegnazione della scorta e il pool antimafia

Nel 1979, dopo l’omicidio del giudice Cesare Terranova, accettò l’offerta che da tanto tempo Rocco Chinnici gli proponeva: passare all’ufficio istruzione della sezione penale, che sotto la guida di Chinnici divenne un esempio innovativo di organizzazione giudiziaria.

Nel maggio del 1980 Chinnici affidò a Falcone la sua prima inchiesta su Rosario Spatola, costruttore edile palermitano, incensurato e molto rispettato perché la sua impresa aveva dato lavoro a centinaia di operai, ma allo stesso tempo impegnato nel riciclaggio di denaro frutto del traffico di eroina dei clan italo-americani guidati da Stefano Bontate, Salvatore Inzerillo e Carlo Gambino. Alle prese con questo caso Falcone capì che per indagare con successo sulle associazioni mafiose era necessario basarsi anche su indagini patrimoniali e bancari.

Ricostruire il percorso del denaro era la chiave  per avere un quadro complessivo del fenomeno. Falcone notò che gli stupefacenti venivano venduti negli Stati Uniti; chiese così a tutti i direttori di banche di Palermo e provincia di mandargli le distinte di cambio valuta estera dal 1975 in poi. Grazie ad un attento controllo di tutta la documentazione in suo possesso e “seguendo i soldi” riuscì ad avere il quadro di una gigantesca organizzazione criminale: i confini di Cosa Nostra.

Tommaso Buscetta: “Collaboro solo in presenza del giudice Falcone”

Il 6 agosto dello stesso anno venne assassinato il Procuratore Capo di Palermo Gaetano Costa e subito venne assegnata la scorta a Falcone. Nei primi giorni del mese di dicembre del 1980 si recò per la prima volta a New York per discutere di mafia e stringere collaborazione con Victor Rocco e Rudolph Giuliani. Falcone istituì da subito un rapporto di fiducia con loro e  i loro collaboratori, riuscendo a sgominare il traffico di eroina nelle pizzerie. Tale operazione verrà ricordata con il nome di “Pizza Connection”.

Il progetto “Pool Antimafia” nacque dall’idea di Rocco Chinnici, per poi essere sviluppato da Antonio Caponnetto, e consisteva nella collaborazione di più giudici nelle indagini alla mafia. La validità del nuovo sistema investigativo si dimostrò da subito indiscutibile, ma una vera svolta epocale alla lotta a cosa nostra sarebbe stata impressa con l’arresto di Tommaso Buscetta il quale decise di collaborare con la giustizia italiana.

Lo stesso Buscetta dichiarò che sarebbe stato collaborativo solo in presenza del giudice Falcone. La sua attività si rivelerà decisiva, in particolar modo nell’analisi della struttura e delle chiavi di lettura dell’organizzazione definita Cosa Nostra. Lo stesso Buscetta metterà in guardia il giudice Falcone. Infatti, durante il primo interrogatorio prima di iniziare gli dirà: ”L’avverto, signor giudice: dopo questo interrogatorio Lei diventerà una celebrità, ma cercheranno di distruggerla fisicamente e professionalmente. Faranno lo stesso con me. Non dimentichi che il conto che ha aperto con Cosa Nostra non si chiuderà mai. È sempre del parere di interrogarmi?”.

Giovanni Falcone, la morte nella strage di Capaci

Successivamente all’interrogatorio con Buscetta si registrarono una serie di ‘sconfitte’ per il giudice Falcone. Infatti come successore di Caponetto, il 19 gennaio 1988, fu nominato Meli. Inoltre Falcone non fu eletto come consigliere istruttore, né come Procuratore Antimafia di Palermo, tantomeno come procuratore nazionale antimafia.

Rimasto ormai solo e isolato dalla stesso Stato che avrebbe dovuto proteggerlo, il 23 maggio 1992 alle ore 17:57 l’autostrada A29 esplose mentre vi transitava il giudice antimafia Giovanni Falcone con al seguito la sua scorta. Ad azionare la carica di cinque quintali di tritolo posizionati sotto l’autostrada in una galleria scavata sarà il sicario di Cosa Nostra Giovanni Brusca. Falcone ha lasciato, con la sua morte, un’eredità di valori ai giovani: “Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola”.

Giovanni Considerato

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