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Caro Carolei, ma quale tv? Le emozioni non si misurano in pollici

Condanniamo la violenza subita dallo youtuber toscano. Ma ci sono alcune cose su cui intervenire. Caro Giacomo, ti spieghiamo…

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Tifosi Boca Juniors
foto: thesefootballtimes.co

Lo scanso di equivoci dovrebbe essere uno sport nazionale in un mondo di permalosi. Dunque, prima di partire con questo articolo, vogliamo rivolgere piena solidarietà a Giacomo Carolei, aggredito allo stadio “Ferraris” di Genova in occasione di una partita casalinga della Sampdoria da un gruppo di sostenitori blucerchiati.

Il motivo? Lo juventino ha girato nei pressi dell’impianto genovese indossando una maglia bianconera. Filmando la reazione dei supporter locali alla sua vista. Il suo intento, chiaramente goliardico, era quello di chiedere di scambiarsi un segno di pace in nome della fratellanza che dovrebbe unire ogni tifoso di qualunque sport.

Guardando alcuni suoi video, si evince come il toscano riesca ben poche volte nel suo intento, finendo spesso con lo stuzzicare le tifoserie avversarie. Spesso, come a Roma, Milano (sponda rossonera) e Firenze, ha ricevuto solo insulti verbali; con i sampdoriani si è passati a calci all’indirizzo della sua auto. Un gesto che dovrebbe far riflettere.

Parliamo anche di quello dello youtuber toscano.

Caro Carolei, ti invito a una riflessione

Giacomo Carolei ha rilasciato un’intervista al nostro portale, nel quale pronuncia queste parole: “Come si dice a Prato, i tifosi son tutti grulli […]. Consiglio caldamente di fare l’abbonamento a Sky o a Mediaset Premium e di disertare gli stadi, perché solo così si può davvero combattere il fenomeno degli ultras. Quindi il mio consiglio è: invece di spendere i soldi allo stadio compratevi un divano, un televisore bello grande e guardatevi le partite da casa. […] Il tifo non ha niente a che vedere con lo sport, che va guardato da casa“.

Beh. Le riflessioni da fare qui sarebbero infinite. Proveremo a concettualizzare delle cose. E formuleremo una controdomanda allo youtuber.

Caro Carolei, i gesti di pace sono bellissimi. Ti sta parlando un tifoso che ha da sempre ottimi rapporti con ogni tifoseria ‘avversaria’ (non esistono i rivali, solo gli avversari). Io, i gesti di pace, come scambiare una sciarpa, una chiacchiera, un parere, farsi due risate, fotografare la coreografia degli avversari…l’ho fatto. Ma senza telecamera. Sai, filmare l’accaduto, scatena negli altri la domanda: “Ma questo vuole accrescere la propria popolarità a mie spese? Mi sta provocando?”. Credi davvero che senza quel telefono a filmare il tutto i tifosi sarebbero stati così rudi verso di te? Ho sperimentato sulla mia pelle che, spesso, non è così.

Secondo punto. Fare l’abbonamento a Sky o a Mediaset Premium è utile laddove non si possa seguire la propria squadra allo stadio. Ma sostenere la squadra che ami è ben altra cosa. Macinare chilometri, gustarsi la trasferta con gli amici, cantare per 95′, bere un bicchiere di birra insieme, ritrovarsi, gioire, piangere ed esultare. Si fa dal vivo. Sostenendo la squadra della propria città. Tifare da casa, a guardare le partite da un freddo schermo, spesso non è tifare. Le emozioni non si misurano in pollici. Ci state uccidendo il calcio, così. Rischiamo di far passare un brutto messaggio, credimi.

Caro Carolei, pensaci. Senza tifosi, il calcio non è niente

E, credimi, lo stadio non è un posto così ostile come sembra. Le curve sono un posto dove circolano stupefacenti, alcool a non finire, violenza, risse e quant’altro. Ma quelli non sono ultras. Sono criminali. Criminali. È ben diverso. Ultras è chi canta a squarciagola, chi colora la curva e chi rispetta il proprio avversario se è leale. Tifo è una passione che si trasmette di padre in figlio, e che ti porta a vivere davvero la domenica, a rappresentare una maglia e una città, a darti emozioni che nient’altro potrà regalarti. Il calcio, senza il tifo, non è niente. Senza qualcuno per cui giocare, i calciatori non avrebbero senso.

Caro Carolei, pensaci. Ti invitiamo negli stadi d’Italia. O meglio, nelle curve d’Italia. Ma senza telecamerina. Vedrai il mondo da un’altra prospettiva. E, probabilmente, ci ringrazierai.

Nato a Nocera Inferiore il 10 febbraio 1994, è fotoreporter e giornalista nel settore dell'informazione sportiva. Laureato con lode in Scienze della Comunicazione nel 2016 presso l'Università degli Studi di Salerno, e nel 2018 in Corporate Communication e Media nello stesso ateneo. Passionale, creativo, amante della comunicazione face-to-face, è da sempre patito di calcio, del quale è affascinato in ogni sua sfaccettatura. Ha praticato la pallacanestro a livello agonistico per diversi anni. Tra i suoi hobby non si possono tralasciare la musica, la fotografia e la cucina.

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